Il dolore
Il Dante intimo e geniale raccontato da Santagata
PISA. "Come donna innamorata" (Guanda) è un libro romanzato sulla vita del grande Dante Alighieri. A scriverlo è Marco Santagata, un profondo conoscitore delle sue opere: ne cura l'edizione Meridiani...
PISA. "Come donna innamorata" (Guanda) è un libro romanzato sulla vita del grande Dante Alighieri. A scriverlo è Marco Santagata, un profondo conoscitore delle sue opere: ne cura l'edizione Meridiani Mondadori e ha scritto la sua biografia "Dante. Il romanzo della sua vita" (Mondadori, premio Comisso 2013). Questo suo nuovo lavoro è già entrato nel lotto dei dodici del premio Strega (la cerimonia di premiazione si svolgerà a luglio). Il libro sarà presentato oggi alle ore 18,30 al cinema Lumière, in vicolo del Tidi 8. Ne parleranno con l'autore Athos Bigongiali e Alberto Casadei, con letture di Erles Modafferi.
In "Come donna innamorata" il Dante di Santagata è un uomo ambizioso e determinato: sin da ragazzo è animato dal desiderio di studiare e non si lascia scoraggiare dal padre usuraio che vorrebbe farne un contabile. Ha un grande maestro in Brunetto Latini, un amico (tra alti e bassi e con colpi mancini) in Guido Cavalcanti, un grande appoggio in sua moglie Gemma: un donna che non sa leggere ma lo incoraggia a scrivere. Il libro parte dalla morte di Beatrice Portinari (1290). Ne va a omaggiare la salma, ripensa agli incontri che ha avuto con la sorella del suo amico Manetto e alla fine (1294) concepisce l'idea della Vita Nova.
Nella seconda parte del libro c'è il Dante in esilio in Lunigiana. Qui viene fuori in maniera netta il rapporto amore-odio che lo legò a Firenze: un rapporto prima molto intenso ma che poi l'esperienza dell'esilio gli fa scrivere versi pieni di rabbia e commozione. Qui emerge in modo originale il lato interiore di Dante, in bilico fra la consapevolezza del proprio genio e le sue incertezze, il timore di non avere successo e di non essere compreso. E' un Dante intimo, nella quotidianità della Firenze del Duecento ma anche tra le montagne della Lunigiana dei primi anni del Trecento. I flashback rimandano alla giovinezza, quando scorrazzava con gli amici per Firenze aprendo nuovi varchi alla poesia lirica e all'ambigua e sfortunata carriera politica.
E' un libro che assomiglia al racconto scritto anni fa dallo stesso Santagata "Il Copista" (Sellerio), dove protagonista era Petrarca, raccontato mentre scrive una canzone: è ormai vecchio e afflitto nel corpo da molti mali, che vive ritirato nella casa di Arquà presso Padova, dove riceve le visite di letterati e uomini potenti venuti a rendergli omaggio. Un po' come Dante: la certezza della fama raggiunta, lungi dal procurargli serenità, lo costringe a confrontarsi con i molti lutti e i travagli che hanno funestato la sua vita. Anche in quest'ultimo libro, alla fine, Santagata arriva a due punti letterari: come Dante concepisce la Vita Nova e il finale del Purgatorio. In Petrarca "Il copista" e la canzone di Giovanni (Boccaccio) resteranno sullo sfondo per tutto il romanzo e ne saranno il leitmotiv nascosto.
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