Il Tirreno

Pisa

«Un centro così è invivibile faremo ricorso in Europa»

di Carlo Venturini

Le risposte alle domande del Tirreno da parte di cinque esponenti dei comitati Dubbi sulla proposta del prefetto: i cestini ci sono già e servono a ben poco

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di Carlo Venturini

PISA

Nessun dorma, così è la movida. «La salute vale più degli introiti di una decina di bar e il silenzio di Università e Sovrintendenza è vergognoso così siamo pronti ad adire la Corte europea vista l’inerzia del Comune».

È la sintesi delle risposte alle domande del Tirreno a Marco Nuti, presidente del Comitato la Cittadella; Francesco Pozzi, presidente del comitato di Santa Maria; Francesco Mancuso membro del comitato la Cittadella e Rita Bruschi semplice residente in zona Piazza Garibaldi.

La movida porta inquinamento acustico? Come ci si convive? Mancuso: «L'inquinamento acustico è un grave problema ed incide in maniera determinante sulla qualità della vita. La letteratura scientifica dimostra il nesso causale tra esposizione a rumore e insorgenza di patologie. Chi amministra la città deve scegliere di tutelare la salute dei cittadini».

Pozzi : «La corte di giustizia europea ha sentenziato più volte che costituisce violazione dell'articolo 8 su diritto al rispetto della vita privata e familiare della carta europea dei diritti umani, la mancata adozione da parte delle autorità nazionali delle misure a tutela dei cittadini dall'inquinamento acustico provocato da bar, pub e discoteche situati in quartieri residenziali. Nel disinteresse delle autorità locali, ricorreremo al giudice europeo».

Nuti: «Il riposo notturno dalle 22 alle 6 è sacro e tutelato dalla legge nazionale ed europea per tutti, siano essi residenti o meno. Sembra che tutto questo non valga per il Comune».

Bruschi: «Il riposo notturno è di fatto sempre violato. Vi sto rispondendo alle 2.20 del mattino perché ho ubriachi sotto casa».

Limitando l’orario di somministrazione di alcol, il problema si rivolve?

Pozzi: «L’alcol è tra le cause principali ma la movida non si combatte con il proibizionismo bensì con limiti alla somministrazione come mantenere il divieto di vendita per asporto e di detenzione di bevande alcoliche oltre le ore 22 fino alle 6 del mattino. E sanzionare chi non le rispetta. Negli ultimi cinque anni sono morte quattro persone per effetto della movida».

Nuti: «Meglio sarebbe vietare la somministrazione di alcol dopo le 24 nel weekend e dopo le 23 negli altri giorni. Ma i controlli? E le famose campagne anti-alcol? È scandaloso vedere i minori trangugiare shottini a notte fonda».

Mancuso e Bruschi rispondono che il Comune potrebbe fare un’ordinanza che limiti l’orario di somministrazione di alcolici ma «poi chi controlla?»

Il prefetto vuol mettere più cestini in centro storico. Vi sembra la soluzione giusta?

Mancuso: «Dovrebbero essere un servizio scontato e non spacciato come soluzione al problema e attenzione al ridicolo: quando furono messi i wc chimici divennero rifugio per le attività di spaccio».

Pozzi: «I cestini in piazza dei Cavalieri ci sono già, ma servono a ben poco. Non rientra nel costume di moltissime persone usarli e gettano le bottiglie a terra con gravi rischi alla circolazione e alla incolumità di se stessi e degli altri. La pulizia della piazza è già affidata al Comune con un costo annuo di 70mila euro che escono dalle tasche dei cittadini».

Nuti: «La misura è totalmente inadeguata alla luce delle facilmente verificabili montagne di rifiuti da tutti documentate con foto e video».

Bruschi: «Non si svuota il mare con un cucchiaino. Provate a girare in quei luoghi verso le quattro del mattino e si vedrà quanti cestini occorrerebbero».

L’assessore Ferrante vuol portare la movida sul litorale. E’ una strada percorribile?

Mancuso: «La movida deve essere decentrata come diciamo da tempo, ma non nel senso di raddoppiarla a scapito di altri quartieri. Un'operazione del genere ha senso se non è un raddoppio».

Pozzi: «L’assessore ha indicato anche altri spazi, oltre al litorale per musica e concerti, ossia il Cus e il Centro Sms. I residenti concordano. Altri spazi potrebbero essere l’area di Cisanello attigua alle residenze dei Praticelli, dove l’Università sta ormai creando un polo didattico, e la zona adiacente il parcheggio di via Paparelli, dove sono stati presentati progetti per la costruzione di un mercato coperto, a disposizione anche di altre iniziative pubbliche. Bisogna poi convincere la gente ad andarci».

Nuti: «I residenti sul litorale sono forse più resistenti agli schiamazzi dei residenti del centro città? Decentrare sì, va bene, ma in zone lontane da abitazioni, con servizi adeguati sia igienici che di trasporto». Dello stesso avviso è anche Bruschi.

Che ne pensate del silenzio di Università e Sovrintendenza? Mancuso: «Che non possono tirarsi indietro sia perché l'università porta molti studenti che alimentano il fenomeno movida, sia perché la Sovrintendenza deve vigilare su un fenomeno che insiste, pesantemente, nel centro storico».

Pozzi: «L’Università è stata più volte sollecitata a svolgere un processo formativo verso i suoi studenti. È stata inoltre sollecitata a svolgere un’analisi sulle cause del fenomeno ma finora non ha fatto nulla. In questi giorni si sono mossi lodevolmente gli studenti della Lista “Sinistra per…” con un questionario. La Soprintendenza semplicemente tace».

Nuti: «Purtroppo entrambi i silenzi sono vergognosi, ma la mala-movida non è fatta solo da studenti. La doppia o tripla fila di auto sui lungarni di notte non è dovuta alle auto di studenti bensì a quelle dei vandali che vengono, sporcano, imbrattano di feci e urine e vomito con la certezza assoluta dell’impunità».

Bruschi: «Entrambi vergognosi ma riconducibili a motivazioni diverse. L’Università/azienda cerca di conservarsi il quorum di iscritti tramite l’accordo con l’amministrazione di consentire l’abuso della città da parte degli studenti; la Soprintendenza semplicemente se ne frega». Anche la Scuola Normale su Piazza dei Cavalieri, tace, ciò che conta è che tutto sia pulito quando entrano professori e studenti. la questione “mala” movida rimane ancora tutta aperta ma ci vorrà il contributo di tutti per trovare una soluzione. In altre città studentesche come Siena e Firenze, le problematiche o non ci sono o sono sotto controllo. A Pisa sembra impossibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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