Il Tirreno

Pisa

La banca non cambia e trattiene l’assegno: direttore a giudizio

Pietro Barghigiani
Il direttore della Banca di Pisa e Fornacette, Mauro Benigni
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Il direttore della Banca di Pisa e Fornacette, Mauro Benigni

Sotto processo il manager Benigni della Pisa e Fornacette. Il papà di un debitore voleva incassare il titolo di credito

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PISA. Un cliente si presenta in banca per cambiare un assegno. Quando pensa di uscire con i soldi in contanti arriva il direttore che gli dice: «Questo lo teniamo noi, perché serve a coprire il debito di suo figlio». È una scena come questa che ha portato il padre di un imprenditore fallito a querelare il dirigente bancario e la Procura a procedere con una citazione diretta a giudizio per il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Sotto processo è finito il direttore generale della Banca di Pisa e Fornacette, Mauro Benigni, 70 anni, residente a Buggiano.

Assistito dall'avvocato Stefano Del Corso, l'imputato è comparso davanti al giudice Leonardo Degl'Innocenti che, prossimo al passaggio al Tribunale di Sorveglianza, ha fissato a novembre l'udienza per l'istruttoria con un altro giudice monocratico. In aula si è costituita la parte civile rappresentata dall'avvocato Nicolò Bucca. All'epoca dei fatti, siamo nel 2008, la parte civile, residente nel Pisano, era titolare di una ditta individuale. Il figlio, invece, aveva una Srl che nel frattempo era fallita lasciando un'esposizione di diverse centinaia di migliaia di euro con la Banca di Pisa e Fornacette. Un giorno il papà va nella sede centrale sulla Tosco Romagnola. In tasca ha un assegno di 1.400 euro che intende cambiare. Si presenta allo sportello ed esibisce il titolo di credito. Il cassiere fa i suoi controlli e dopo qualche conciliabolo con i superiori la situazione viene presa in mano dal direttore generale.

«L'assegno lo teniamo noi, perché così almeno 1.400 euro li abbiamo recuperati» sostiene di essersi sentito rispondere da Benigni la parte civile quando gli dissero che quei soldi se li sarebbe tenuti la banca. Per la difesa il comportamento del direttore generale è stato corretto. Secondo la banca il papà era garante per i debiti della società del figlio, siamo intorno ai 380.000 euro, e quindi in presenza di un credito esigibile l'istituto ha proceduto al recupero. Di segno opposto la tesi della parte civile secondo la quale non c'era alcun documento che provasse la garanzia del padre sui debiti del figlio. A novembre verranno sentiti i tre testi dell'accusa e il querelante entrato in banca con un assegno di 1.400 euro e uscito come una furia.

Benigni ha già frequentato, per la sua attività di manager bancario, le aule dei Tribunali. Nell'agosto 2010 venne arrestato per usura e riciclaggio: accuse dalle quali fu assolto in abbreviato nel marzo 2014. Nell'operazione urbanistica di via Rospicciano a Ponsacco è a processo con altri e deve rispondere oltre che del reato di abuso d'ufficio, anche di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico per le pratiche edilizie che sono state presentate in Comune per poi realizzare opere funzionali al cambio d'uso (da commerciale a direzionale per permettere l'apertura di un nuovo sportello bancario della Pisa e Fornacette). Infine, l'ultima stoccata è arrivata nei mesi scorsi dalla Banca d'Italia. Una multa di 187.000 euro ai vertici dell'istituto di credito, e ai membri del collegio sindacale, per carenze nell'organizzazione e nei controlli interni, con particolare riferimento ai rischi di credito e operativi. Benigni deve pagarne 22.000.

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