Il Tirreno

Pisa

Scontro sulla piscina che rischia la chiusura

di Gianluca Campanella
Scontro sulla piscina che rischia la chiusura

Il dirigente comunale Daole in terza commissione: «La struttura non è a norma e la società Canottieri Arno, che la gestisce, è in regime di proroga dal 2010»

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PISA. La piscina comunale rischia di chiudere se non si trova una soluzione accettabile per tutti sulla gestione: c’è da cambiare la caldaia e bisogna capire chi lo fa, a che titolo e cosa chiede in cambio. La questione è sorta martedì sera durante lo svolgimento della terza commissione consiliare permanente sullo sport. E Fabio Daole, il dirigente comunale che dal primo maggio prenderà in carico la pratica, ha detto in modo inequivocabile: «Io non accetto una situazione del genere. L’impianto non è a norma e il gestore è senza titolo. Si chiude? L’alternativa è una strada che deve essere chiara e non promiscua».

Al momento la società “Canottieri Arno” ha in concessione la piscina di piazzale dello Sport in proroga, perché il titolo è scaduto dal 2010. Il quadro si aggrava poiché sono necessari alcuni interventi, il più importante dei quali è la sostituzione della centrale termica per il riscaldamento dell’acqua: risulta antica, costosa nei consumi e non i regola con varie normative di sicurezza.

Secondo Daole il solo modo per scongiurare la chiusura della piscina è dare il bene in concessione all’unico gestore in grado al momento di farlo funzionare, cioè la Canottieri; ma a tre condizioni: nel frattempo si prepari un bando vero, la società abbia il tempo per rientrare dell’investimento per la messa in sicurezza e si prenda responsabilità civile e penale di quello che succede dentro. I primi due punti coincidono nella previsione dei tempi: sul fronte burocratico «tre anni è il periodo ragionevole per un risultato. Nel 2018 avremo il concessionario se cominciamo oggi».

Secondo Daole ci vuole così tanto perché manca ancora una ricognizione puntuale della situazione e non si conosce la cifra necessaria per l’adeguamento; poi va fatta la gara e qualche ricorso rallenta sempre tutto. Sul fronte economico un anno sarebbe poco e cinque o addirittura dieci sarebbero troppi, visto che siamo già nelle more di un mancato affidamento formale. Il dirigente si rende conto che «il contratto si fa in due: io lo propongo», ma c’è da vedere se la controparte firma. E Canottieri accetterà? Dipende da cosa ci sarà scritto di preciso sul quel foglio, perché il paletto che mette Daole è irrinunciabile: «Una volta che il bene è consegnato, la responsabilità è del gestore. Non voglio fare un illecito coatto. Ma una soluzione promiscua non è credibile e chi mette le mani sulla centrale termina se ne assume la responsabilità». Fa tuttavia una concessione: se si rompe il tetto, lo pagherà il Comune, perché quando l’ente pubblico rientra in possesso del bene, il tetto riparato gli rimane. Il doppio binario (preparazione del bando e proroga agli attuali) è l’unica strada percorribile: «Se la società dice che non vogliono, allora chiudiamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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