Il dolore
Ok al primo risarcimento per la morte di Rachele
L’assicurazione versa un acconto di 300.000 euro ai genitori della piccola.
Le due imputate chiedono di essere sentite nella prossima udienza: marzo 2016
PISA. C’è un primo risarcimento per la morte della piccola Rachele avvenuta nella piscina comunale gestita dalla Canottieri Arno. L’assicurazione dell’impianto sportivo ha versato 300.000 euro ai genitori della bimba che il 28 agosto 2013 annegò nello specchio d’acqua e per il cui decesso sono stati rinviate a giudizio le istruttrici Elena Bini, 26 anni e Debora Ramalli, 46 anni, entrambe di Pisa. Un acconto di quello che sarà poi l’importo finale che sarà deciso a livello civile.
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Mercoledì 22 aprile si è svolta la prima udienza del processo davanti al giudice Pietro Murano per omicidio colposo in concorso contestato alle due bagnine che quel tragico pomeriggio di agosto di più di 2 anni fa avevano il compito di vigilare sui bimbi durante la lezione in acqua durante i campi estivi. Ramalli è assistita dall’avvocato Andrea Di Giuliomaria e Bini dal legale Anna Francini. Il pm Sisto Restuccia ha chiesto di sentire 8 testi e di produrre in aula il video, cruciale per l’accusa, nel quale si vede la bambina di 5 anni andare sott’acqua, sbracciarsi senza poi riemergere.
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Una sequenza di angosciosa impotenza lunga diversi minuti che i genitori della piccola vittima, gli psichiatri Pierpaolo Medda, originario di Cagliari, in servizio all’Aoup e Cristiana Manzi, originaria di Montecalvoli, libero professionista, non hanno mai voluto vedere. Anche loro sono stati citati come testi. L’avvocato della parte civile, Carlo Porcaro D’Ambrosio depositerà una perizia redatta dalla consulente di parte, la psichiatra Antonella Armani, sugli effetti subìti dai genitori per la perdita della loro figlia (hanno un altro bimbo) in un modo così tragico e per certi versi assurdo.
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Nel processo, come responsabili civili, sono stati citati anche i membri del consiglio direttivo della Canottieri Arno in carica nell’agosto 2013. Il gup ne aveva indicati sette, mentre il giudice Murano ha accolto l’istanza di uno dei consiglieri escludendolo dal procedimento penale. Ne restano sei che, in caso di condanna, potrebbero essere chiamati a pagare un risarcimento danni ai genitori di Rachele. Oltre al video uno degli elementi in mano alla Procura è la consulenza affidata al medico legale: la bimba morì per annegamento. Nessun malore dovuto a patologie congenite, né precedente al momento in cui la bambina finì sotto il livello dell'acqua rimanendoci fino all'epilogo fatale. Il suo cuoricino cessò di battere dopo 4-5 minuti in cui Rachele rimase senza respirare. Un lasso di tempo raccontato dal video che verrà proiettato in aula.
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Rachele non venne soccorsa subito. Fu un bambino, anche lui nella vasca, a richiamare l'attenzione delle bagnine vedendo l’amichetta immobile sott’acqua. Il filmato inquadrerebbe bene solo una bagnina che, da quello che si può intuire dalle immagini, non pare rendersi conto di quello che sta avvenendo. La collega non compare in primo piano nelle riprese, anche se è distante pochi metri. Le due imputate hanno chiesto di essere sentite. La prossima udienza per sentire tutti i testi con relativo verdetto è stata fissata alle 9 di mercoledì 16 marzo 2016.
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