Il dolore
I ricercatori precari protestano con il governo
PISA. Oltre duecento firme di ricercatori non strutturati sono state consegnate ieri alla direzione provinciale dell’Inps per sostenere la petizione: “Quale previdenza per i ricercatori ai tempi del...
PISA. Oltre duecento firme di ricercatori non strutturati sono state consegnate ieri alla direzione provinciale dell’Inps per sostenere la petizione: “Quale previdenza per i ricercatori ai tempi del Jobs Act?”. L’iniziativa è nata a Pisa e vi hanno aderito ricercatori precari afferenti a Università di Pisa, Scuola Normale Superiore, Cnr e Scuola Superiore Sant’Anna. Ma la campagna di sensibilizzazione si sta allargando anche ad altri atenei italiani (come Bari, Lecce, Padova, Roma, Palermo). La contestazione maggiore fatta da Adi Pisa (sezione locale dell’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani) è che gli assegnisti di ricerca, nonostante siano inquadrati come lavoratori parasubordinati, hanno l’obbligo di iscriversi alla Gestione separata Inps pagando un’aliquota contributiva del 30% sul loro reddito annuo (già piuttosto esiguo).
«A fronte di questo oneroso obbligo contributivo non corrisponde però un adeguato riconoscimento in termini di diritti e tutele – spiegano Stefano Carlesi e Francesco Biagi –. La normativa attuale non prevede infatti alcun ammortizzatore sociale sotto forma di sussidio di disoccupazione che possa sostenere il ricercatore allo scadere del proprio contratto, in attesa di accedere ad un percorso lavorativo successivo».
Ieri una delegazione Adi è stata ricevuta dai dirigenti dell’Inps per chiarire come verrà applicato il “Jobs act” alla figura dei giovani ricercatori non strutturati. Dopo la consegna delle firme, è stata chiesta l’estensione anche per gli assegnisti di ricerca del diritto di ricevere, al termine della propria attività, il sussidio di disoccupazione Dis-Coll in vigore da 1 maggio 2015 , come accade per i lavoratori collaboratori coordinati e continuativi e a progetto. I responsabili di Adi raccontano: «Al riguardo l’Inps ci ha comunicato ampia disponibilità e sostegno per far emergere questa esigenza, ma ha anche sottolineato di non avere ancora alcuna indicazione ministeriale dal punto di vista operativo. È stato quindi concordato un incontro non appena verranno emanate le circolari di attuazione e interpretazione delle norme vigenti. Mancano otto giorni a quella scadenza».
Durante la riunione si è anche parlato di adeguamento delle misure di welfare sociale con l’incremento delle tutele e dei diritti durante il periodo di attività: «Riguardo a queste questioni la dirigenza dell’Inps ha dichiarato l’incapacità di incidere, essendo materie di competenza politica; ma si è dimostrata disponibile a trasmettere le nostre rivendicazioni agli uffici centrali». (g.c.)
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