Il Tirreno

Pisa

braccio di ferro

Bancarelle, il rebus delle alternative

Francesco Loi
Le bancarelle in piazza Manin
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Le bancarelle in piazza Manin

Soluzione più difficile dopo il no al ritorno in Piazza dei Miracoli da parte del ministero

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PISA. «Dobbiamo ragionare su una soluzione strategica a lungo termine per preservare le imprese e su un’altra “tattica” a breve termine». Questo il percorso disegnato dall’assessore al commercio Andrea Ferrante per cercare di sciogliere il nodo delle bancarelle di Piazza dei Miracoli, attualmente in piazza Manin. Non è facile trovare una soluzione che accontenti i bancarellai e che, soprattutto, sia in linea con i nuovi vincoli imposti dal ministero dei Beni culturali legati alle aree monumentali.

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Se infatti il decreto Franceschini (l’Art Bonus) verrà applicato alla lettera, nessuna bancarella potrà tornare davanti al Museo delle Sinopie una volta conclusi i lavori di restauro. A quel punto ci sarà anche da capire il destino dei banchi “sopravvissuti” in piazza dell’Arcivescovado: anche quelli potrebbero rientrare nei vincoli imposti a Piazza dei Miracoli e, in quel caso, a rischio riesame delle concessioni di suolo pubblico. Nelle parole di Ferrante è evidente, nella definizione di «soluzione strategica a lungo termine», il riferimento all’acquisto da parte dei bancarellai del complesso dei Trovatelli. Soluzione che salverebbe le attività ambulanti trasformandole in posto fisso e inserite in un edificio storico, peraltro da salvare dal degrado. Ma si parla di un progetto che ha bisogno di tempo (almeno tre anni tra acquisto e lavori) e soprattutto di un investimento da parte dei bancarellai stimabile in 30 milioni di euro.
In attesa di questi tre anni, serve la «soluzione tattica», temporanea. Qui però è tutto più nebuloso. La permanenza in piazza Manin, dove attualmente sono collocati i 44 banchi trasferiti, sarebbe la soluzione più semplice. Ma, a detta degli operatori, la perdita economica è continua e restare in quella sede renderebbe impossibile l’operazione Trovatelli dal punto di vista finanziario.

E allora quali alternative, se ci sono? A Palazzo Gambacorti nessuno si sbilancia, «servono incontri e concertazione, anche con tutti gli altri soggetti interessati». Anche se si ammette che «i margini di manovra sono ristretti». Ad esempio, non sembra possibile la soluzione piazza Arcivescovado, già bocciata in favore di piazza Manin come sede temporanea. Non va bene il parcheggio scambiatore di via Pietrasantina contro il quale i bancarellai hanno fatto le barricate. Largo Cocco Griffi, già area commerciale, non permette la presenza di ulteriori banchi. Impensabile via Santa Maria, dopo la tanto attesa riqualificazione attraverso la nuova lastricatura. Difficile anche immaginare via Cammeo trasformata in corridoio di banchi. Tutto questo prendendo in esame aree a ridosso del Duomo, visto che il decreto Franceschini, per evitare l’indennizzo ai soggetti a cui le concessioni vengono revocate, dice di indicare una nuova sede con potenzialità economiche simili.
 

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