Il dolore
Nove senatori attaccano la Monasterio
Interrogazione parlamentare: «Che senso ha avuto creare questa Fondazione nel 2007?»
PISA. Nove senatori hanno depositato in questi giorni un’interrogazione al governo sulla Ftgm, Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, nata nel 2007 dalla scissione di Creas Ifc: otto anni fa all’Istituto di fisiologia clinica pisano rimase la ricerca, mentre nella fondazione (i due soci sono il Cnr e la Regione, il presidente è Ferruccio Fazio, ex ministro della salute berlusconiano) è andata la parte clinica. Il testo (primo firmatario Nicola Morra del M5s) è un lungo, minuzioso e durissimo atto d’accusa contro l’operazione, in modo indiretto legata al buco milionario nel bilancio di Ifc.
I senatori sostengono che «lo Stato, fino ad ottobre 2007, riusciva a realizzare due finalità di interesse pubblico, come la tutela della pubblica salute e l’avanzamento del progresso scientifico: l’ente pubblico Cnr erogava prestazioni diagnostiche di elevata qualità ai cittadini, contestualmente acquisendo dati clinici utili alle sue ricerche mediche, che venivano finanziate con i proventi delle attività diagnostiche remunerate dal Servizio sanitario nazionale». Quando nasce la fondazione Monasterio, invece, tutto cambia e i parlamentari non ne capiscono lo scopo: «Il Cnr ha ceduto a un soggetto privato, peraltro gratis, non solo ingenti risorse finanziarie, strumentali e umane, ma anche il proprio ruolo istituzionale e il perseguimento delle proprie finalità, per anni realizzate anche a mezzo della convenzione con la Regione Toscana, attraverso il proprio Istituto di fisiologia clinica (Ifc-Cnr)».
Ne valeva la pena? No, secondo quanto ricostruiscono i nove senatori, perché dal 2007 «la costituzione della fondazione, ha visto per anni l’Ifc-Cnr svolgere di fatto la stessa attività già svolta in proprio, utilizzando le medesime risorse strumentali e umane, ma con la differenza di non ricevere più alcun compenso dalla Regione per le prestazioni diagnostiche e sanitarie eseguite». I parlamentari, tra l’altro, rilevano una possibile «indebita distrazione di fondi comunitari»; più la «connotazione di grave illegittimità» anche sul fronte formale: la fondazione opera senza «aver mai conseguito regolare autorizzazione e accreditamento presso il Servizio sanitario». E in campo sindacale: la sigla Usi-Ricerca mostrava le incongruenze dell’operazione, ottenendo l’estromissione dai tavoli «con apposito atto di diffida». Al governo si chiede «quali provvedimenti intenda adottare».
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