Lutto
Stop a fucili e pistole facili revocate decine di licenze
Rispetto al 2011 i provvedimenti della questura sono cresciuti del 18 per cento Calano i numeri per caccia e uso personale. Dato in aumento solo sul tiro a volo
PISA. Una condanna per un reato serio, ma anche la perdita di un’affidabilità psichica certificata da un medico.
Sentenze e segnali che nel giro di quattro anni sono stati sufficienti a sospendere, revocare o rifiutare un porto d’armi con una progressione del 18 per cento.
Armi negate. Se nel 2011 l’arma, dalla pistola al fucile, tolta o negata al titolare della licenza aveva riguardato 47 persone, nel 2014 si è passati a quota 57. Nel 2015 siamo già a 23 soggetti ai quali, al termine delle istruttorie tra prefettura e questura, è stato detto che non era il caso di tenersi un’arma in casa.
Di primo acchito possono sembrare numeri marginali in una platea “armata” che in provincia conta un esercito di 10.796 “soldati”. Ma dietro a una singola storia di pistola o fucile non autorizzati ci può essere stato il provvidenziale intervento capace di sventare colpi di testa dall’epilogo tragico. Persone all’apparenza senza problemi o magari conosciute per comportamenti poco urbani che all’improvviso diventano protagoniste di fatti di sangue. E allora il rituale post tragedia si accompagna alla solita domanda: perché un tipo come quello aveva il porto d’armi?
Caccia in calo, tiro a volo su. Il monitoraggio di prefettura e questura è costante. I numeri raccontano una provincia che non si sta armando in modo esponenziale. Anzi, per alcune tipologie si assiste a un assottigliamento dell’elenco di sparatori per sport o svago venatorio.
Il porto d’armi per difesa personale (licenza annuale), periodo 2011-2014, è calato del 38 per cento; i permessi per la caccia (licenza valida 6 anni) sono andati giù del 29 per cento. Crescono i provvedimenti per togliere le armi a chi non ne ha i requisiti (più 18 per cento) e per il tiro a volo (più 17 per cento). Quest’ultima voce attiene all’uso sportivo dell’arma. Si usa al poligono, protetti e vigilati. Ma nelle pieghe della norma si creano le condizioni per eventuali abusi. La sicurezza non passa soltanto nel controllo di chi quella pistola ha diritto di impugnarla, ma nella restrizione severa dei luoghi in cui può essere custodita, trasportata e utilizzata. Tenerla in casa significa, per una mente malata o accecata dall’odio momentaneo, poter sparare in qualunque momento al nemico di quell’attimo di follia e non solo ai piattelli. Se fosse custodita solo al poligono - luogo dove può essere usata - il raptus del potenziale killer si priverebbe almeno dell’arma.
Revoche, dinieghi e sospensioni. Possono essere obbligatori o discrezionali. Nel primo caso si applicano a chi riporta condanne per delitti non colposi contro le persone, o per una serie di reati come il furto, la rapina, l’estorsione, il sequestro di persona, la violenza e resistenza all'autorità o contro l'ordine pubblico o la personalità dello Stato o per porto abusivo di armi. Nel secondo caso, i provvedimenti scattano quando si ritiene che la persona titolare di licenza in materia di armi non dia affidamento sull’eventuale uso distorto delle armi.
I controlli. L'ufficio armi della questura, diretto dal primo dirigente Santi Allegra, vigila su chi svolge attività nell’ambito delle armi come privato che come operatore commerciale. Ci sono controlli sui detentori su come tengono le armi e, soprattutto, sul mantenimento dei requisiti sull'idoneità psico-fisica. Cercando di disarmare in tempo un potenziale assassino.
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