Il Tirreno

Pisa

Spiagge, si è aperto uno spiraglio per il rinvio delle aste

di Matteo Tuccini
Spiagge, si è aperto uno spiraglio per il rinvio delle aste

L’Avvocatura dello Stato difende la proroga delle concessioni «Il periodo fino al 2020 serve per passare al nuovo regime»

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PISA. Il Governo difenderà la proroga delle concessioni demaniali marittime fino al 2020. E lo farà non a parole, ma tramite un parere molto chiaro dell’Avvocatura dello Stato.

Che rappresenterà, appunto, l’Esecutivo di fronte alla Corte di giustizia europea nel contenzioso sulla questione aste delle spiagge.

Un ricorso, quello elaborato dai tecnici dell’Avvocatura, che esprime chiaramente all’Europa la volontà dell’Italia di cambiare il sistema di affidamento delle concessioni, tramite un meccanismo di selezione con gare pubbliche. Ma questo soltanto a partire dal 2020.

Si ritiene, infatti, questo lasso di tempo necessario per passare a un nuovo regime. Anche nel rispetto delle imprese balneari oggi presenti sul litorale.

La battaglia legale. La vicenda è quella del contenzioso per una concessione demaniale sul lago di Garda, il cui rinnovo - chiesto dal privato che ne era titolare - è stato rifiutato dall’amministrazione comunale.

Questo ha ingenerato una battaglia legale che è passata dal Tribunale amministrativo della Lombardia ed è finita a Lussemburgo, di fronte ai giudici della Corte di giustizia dell’Unione europea.

L’oggetto del contendere, nel frattempo, è diventato non più il mancato rinnovo della concessione in sé, ma la legittimità della proroga al 2020 - concessa dal Parlamento nel 2012 contro la volontà dell’allora governo Monti.

Questo meccanismo ha messo in ansia gli imprenditori balneari, i quali sono consapevoli del fatto che se la Corte di giustizia bocciasse la proroga si scatenerebbe un effetto a catena devastante. Con le spiagge all’asta già dal 1º gennaio dell’anno prossimo.

Cosa dice l’Avvocatura. Anche il Governo è stato chiamato in causa nella questione. E il parere elaborato dall’Avvocatura dello Stato è lampante.

«La proroga - si scrive - ha rappresentato e rappresenta una misura transitoria per il passaggio da un regime di rinnovo automatico delle concessioni (abolito nel 2011, ndr) a un regime di affidamento delle stesse con gara. A tale revisione e riordino della materia il Governo italiano sta provvedendo attraverso l’adozione di un disegno di legge, di prossima approvazione».

Nel frattempo, però, i tecnici ribadiscono la necessità di «salvaguare gli interessi dei soggetti coinvolti», e cioè i concessionari o balneari che dir si voglia, secondo il principio del legittimo affidamento.

Che fino all’altroieri consentiva ai balneari di investire milioni di euro - contraendo anche mutui ventennali - confidando su un sistema che di fatto garantiva la loro permanenza sulla spiaggia.

Di conseguenza, è giustificata la proroga, inizialmente al 2015 e poi al 2020 delle concessioni in vigore, per dare tempo al privato di adeguarsi.

«L’incertezza normativa che deriverebbe da un’eventuale dichiarazione di illegittimità della proroga - si spiega - genererebbe un blocco degli investimenti, dal momento che il sistema bancario, in assenza di norme certe, non finanzierebbe più le strutture che insistono sulle concessioni demaniali. Gettando in una profonda incertezza i titolari delle concessioni. E questo determinerebbe una drastica diminuzione del valore commerciale delle aziende».

Di conseguenza si chiede di «ritenere compatibile con il diritto comunitario la proroga dei titoli al 2020».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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