Sicurezza
«Nessun intervento ma volevo stare vicino ai pazienti»
La difesa del medico privato che stava in sala operatoria L’accusa: chirurgia senza permessi. Pure Bruschini a giudizio
PISA. «Ero in sala operatoria solo per assistere agli interventi. Non ho mai messo le mani sui pazienti».
È stato il giorno della versione dell’imputato Nicola Bocci nel processo che lo vede a giudizio, con l’ex primario di otorinolaringoiatria ora in pensione, Paolo Bruschini, 72 anni, di Pisa, per le accuse di omissione e abuso di atti di ufficio e falso materiale commesso da pubblico ufficiale. L’Aoup si è costituita parte civile con l’avvocato Carla Fiaschi.
Le accuse. Secondo la Procura il dottor Bocci avrebbe operato, nella clinica di otorino in seno all’azienda ospedaliera, alcuni suoi pazienti visitati da privato a Massa. Non avrebbe potuto farlo per due motivi: primo, perché non c’era alcun contratto tra l’Aoup e il professionista; secondo, il chirurgo dopo un patteggiamento per essersi trattenuto i soldi che doveva versare all’Asl per le visite intramoenia, si era dimesso dall’ospedale massese e non poteva operare in strutture pubbliche. Gli episodi risalgono al 2010.
Davanti al primo collegio (presidente Murano, a latere Poggi e Mirani), il dottor Bocci, 54 anni, di Massa, difeso dall’avvocato Riccardo Martini, (Stefano Del Corso assiste Bruschini) ha raccontato la sua verità. Prima di lui è stato sentito un teste dell’accusa sostenuta dal pm, Giovanni Porpora. Un paziente, di Pisa, già operato al naso da Bocci a Massa e poi protagonista di un secondo intervento, meno invasivo, a Cisanello. «Era in sala operatoria – ha detto il testimone riferendosi al chirurgo –. L’ho visto prima e dopo l’intervento in anestesia locale. Mi ha anche visitato, privatamente, dopo l’operazione».
«Solo assistenza». Il medico ha spiegato le ragioni della sua presenza in sala negando di aver mai operato.
«Dopo il patteggiamento – è stato il racconto del medico in aula – incontrai il direttore generale dell’Asl di Massa, Antonio Delvino. Il problema era che su almeno 600 interventi all’anno eseguiti in quell’ospedale, circa 300 erano miei. A livello di provincia di Massa Carrara solo io potevo e posso fare certe operazioni. Il direttore mi manifestò l’esigenza di tutelare i pazienti e mi chiese se conoscevo qualcuno a Pisa dove, a livello amministrativo facendo parte dell’Area Vasta, non ci sarebbero stati problemi. Il professor Bruschini è stato il mio maestro. È un luminare. E così ai pazienti che dopo la visita nel mio ambulatorio mi chiedevano dove potevano essere operati consigliavo il meglio, cioè Pisa. Poi, per una forma di riguardo e di cura nei loro confronti, quando mi comunicavano la data dell’intervento facevo in modo di essere presente a Cisanello. Sì, stavo in sala operatoria, ma solo per assistere. È una prassi normale». Il dottor Bocci, che in aula ha ricordato di non fare più interventi da almeno 7 anni e di svolgere solo attività professionale privata, ha parlato anche di un incontro avuto con l’allora direttore generale dell’Aoup, Vairo Contini.
«Era d’accordo per una forma di collaborazione – ha riferito –. Ma per motivi di salute dopo una decina di giorni si dimise. A quel punto avrei dovuto parlare con il nuovo direttore. Nel frattempo i pazienti mi chiedevano di assisterli. E così indicavo loro la soluzione di Cisanello».
Gli appuntamenti. È capitato che il chirurgo abbia fatto da tramite preoccupandosi di prendere l’appuntamento per i suoi pazienti poi seguiti prima, durante e dopo l’intervento. «Ma senza toccare i ferri» ha precisato il medico. Il pubblico ministero ha chiesto all’imputato a che titolo, un libero professionista come lui, avesse deciso di passare le mattinate gratis in sala operatoria. «Me lo chiedevano i pazienti» è stata la risposta.
Schede scritte, ma non firmate. Altro aspetto al centro dell’esame dell’imputato è stato quello delle schede di dimissioni scritte a mano da Bocci, ma firmate da altri medici. «Le ho scritte sotto dettatura – ha replicato il chirurgo –. Capita che chi firma le schede di dimissioni non sia quello che ha effettivamente operato. Ero conosciuto nella struttura dove ho lavorato per 6 anni. In tutta questa storia non ho avuto alcun vantaggio economico». Prossima udienza, con verdetto, a dicembre.
Pietro Barghigiani
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