Trecento utenze fantasma scoperte con il porta a porta
Non hanno mai ricevuto il kit perché non presenti nei database della Sepi. In corso accertamenti, possibile un’evasione fiscale da centomila euro all’anno
PISA. L’introduzione della raccolta porta a porta dei rifiuti a Sant’Ermete, Riglione, Oratoio, Putignano, Coltano, Le Rene e Biscottino, cominciata nel mese scorso, ha portato tra l’altro alla scoperta di circa 300 utenze fantasma. Cittadini, cioè, che non risulterebbero censiti nei database di Sepi e che quindi non avrebbero pagato i tributi comunali a cominciare proprio dalla tassa sui rifiuti. Le verifiche sono partite per capire se si tratti di errori formali e come tali facilmente rimediabili o se questi cittadini, o almeno parte di loro, siano finora sfuggiti al fisco locale. In questa ipotesi, l’evasione solo sulla tassa dei rifiuti sarebbe già stimata intorno ai 100.000 euro su base annua.
I segnali. Tutto è partito dai controlli incrociati sugli oltre 9.000 pisani che sono passati al porta a porta e più precisamente sulle 4.049 utenze domestiche e 371 non domestiche censite nei quartieri sottoposti al cambiamento di raccolta di rifiuti. Spiega l’assessore all’ambiente Salvatore Sanzo: «I passaggi che hanno preceduto l’introduzione del porta a porta ed i successivi controlli nei nuovi quartieri coinvolti hanno individuato poco meno di 600 utenze che non avevano ricevuto i kit per la raccolta. Avevamo inoltre notato la presenza di rifiuti in strada tanto da rendere necessaria la ricollocazione di cassonetti soprattutto per l’indifferenziato». Da un primo controllo, dice ancora l’assessore, «abbiamo verificato che una parte di queste utenze non era stata inserita nella consegna dei kit per disguidi tecnici e fisiologici. In questi casi abbiamo provveduto alla consegna dei materiali per la raccolta e quindi a regolarizzare la posizione. Per circa 300 invece sono in corso ulteriori verifiche. Se dovessero risultare non censiti, e quindi evasori, provvederemo al recupero delle somme non versate».
I motivi. Tornando al porta a porta, i quartieri interessati al nuovo metodo hanno iniziato a differenziare i rifiuti il 2 marzo scorso. Per una ventina di giorni i 300 cassonetti presenti nelle zone interessate dal porta a porta sono rimasti per gestire la transizione tra i due sistemi. Poi la progressiva rimozione, ad eccezione di quelli mantenuti per i problemi delle utenze alle quali non era ancora stato consegnato il kit. «La scelta di passare al porta a porta - commenta Paolo Marconcini, presidente di Geofor - è dettato dall’esigenza di spingere Pisa verso una quota maggiore di differenziata che nel 2014 si era attestata al 38%, dunque ancora distante da quel 65% fissato dalle normative per il nostro Paese. E’ anche vero che la città ha un numero di presenze molto maggiori rispetto ai residenti con conseguente alta produzione di rifiuti (700 kg a persona, il doppio della media nazionale)». Il porta a porta, conclude Marconcini, « è un metodo per incentivare la differenziata in maniera capillare».
Le tappe. Il progressivo passaggio al porta a porta in tutta la città sta procedendo per tappe. La prima ha visto protagonista l’area di Ospedaletto per un totale di oltre mille utenze (in stragrande maggioranza non domestiche), la seconda quella che è partita da marzo; poi dopo l’estate il terzo step con Pisanova e Cisanello (oltre 12.000 utenze, circa 27.000 abitanti) ed infine nel 2016 la parte restante del comune ad eccezione del centro storico e del litorale. Alla fine, quindi, i pisani che faranno il porta a porta saranno 83.400 oltre a 4713 utenze non domestiche.
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