Il Tirreno

Pisa

criminalità

Derubato il pasticcere che fece catturare un ladro

Pierluigi Ara
Simone Geppini con uno dei suoi asini
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Simone Geppini con uno dei suoi asini

I malviventi sono entrati nel laboratorio di Simone Geppini alla Corte, hanno mangiato, poi hanno fatto man bassa di prosciutti, formaggi e liquori

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CALCI. Notte brava, alla Corte, in un laboratorio artigiano specializzato nel settore dolciario. Si tratta di Cregé, ben conosciuto in tutta la Toscana, soprattutto nelle province di Pisa e Livorno. Per almeno due ore, secondo la ricostruzione degli inquirenti, ignoti hanno gozzovigliato con i prodotti in produzione, soprattutto paste e salati. Non hanno trovato soldi e valori, ma hanno fatto man bassa di prosciutti e formaggi, oltre che di liquori. Hanno scorrazzato al pianoterra e al primo piano rovistando dappertutto. Poi hanno apparecchiato e consumato una vera e propria cena non facendosi mancare nulla. Quindi hanno usato i bagni.

Simone Geppini e Alessandra Creatini, compagni nella vita e nel lavoro, titolari dell’attività, hanno poi trovato una sgraditissima sorpresa finale. Quando, di prima mattina, si sono recati al lavoro, non sono potuti entrare perché i malviventi avevano sigillato con colla e silicone le serrature del cancello e della porta di ingresso. Dunque una situazione difficile, che ha determinato, dopo il danno, la beffa. Si è dovuti ricorrere a un fabbro per ripristinare gli infissi e incominciare, con grande ritardo, l’attività.

Commenta il pasticciere: «Se solo li avessi sorpresi in corso d’opera, non so cosa sarebbe potuto succedere. Io sono stufo di subire furti e angherie. Tutti ricorderanno cosa è successo qualche tempo fa. “Il Tirreno” dette ampio risalto a un episodio di cronaca che mi ha visto, mio malgrado, protagonista. Mentre ero intento a consegnare le paste a un noto bar, vicino alla stazione di Pisa, vidi con la coda dell’occhio un individuo che era entrato nel mio furgone momentaneamente incustodito. Con un balzo uscii mentre lui fuggiva con il borsello di cui si era impadronito. Lo rincorsi e, nonostante fosse con un complice, lo percossi a buono tanto che dovette arrivare d’urgenza un’ambulanza che lo trasportò al pronto soccorso dell’ospedale».

«Non ce la faccio più - continua Simone Geppini - ho dovuto sventare anche un furto a casa mia, lungo la strada che conduce al Monte Serra. È un fatto che chi opera onestamente è lasciato solo, senza tutela. Tra tasse esose, microcriminalità scatenata, insolvenze croniche, la vita è diventata impossibile. E pensare - conclude il pasticciere - che io sono una persona buona, fin troppo. Mi presto per tutti. Tutti mi conoscono anche perché allevo gli asini e do da mangiare perfino ai cinghiali del Monte Pisano, salvandoli dai cacciatori».
 

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