Il Tirreno

Pisa

Fiumi d’alcol e tamburi è la guerra della movida

di Cesare Bonifazi
Fiumi d’alcol e tamburi è la guerra della movida

Viaggio nelle piazze della città invase da centinaia di giovani nel fine settimana Con la primavera torna il braccio di ferro con i residenti per rumori e sporcizia

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PISA. La movida è una guerra. La colonna sonora di questa guerra sono i bonghi, il loro rimbombo arriva fino al mattino alle finestre di chi sta in centro, sembrano i tamburi delle tribù cannibali nella foresta pluviale. Ai due fronti opposti i giovani e i residenti.

Cosa succede durante queste notti a tirar mattina? Abbiamo fatto l'alba in giro per le piazze per capire la movida pisana, anno domini 2015.

Ore 23. Due euro uno shottino, con 10 euro sei già “di fuori”. La serata è comincia alle 19 con l'aperitivo. I ragazzi per le strade sono veramente tanti. La geografia della città è precisa: a ogni piazza il suo target. In piazza della Berlina ci sono gli adolescenti, in piazza Garibaldi gli studenti universitari, in piazza delle Vettovaglie gente da aperitivo lungo, in piazza La Pera quelli che preferiscono una serata tranquilla. Per strada c'è chi festeggia un esame, una laurea o che, più semplicemente, vuole passare una serata con gli amici. L'alcol scorre a fiumi tra gare a bere fino all'ultimo sorso e bevute a poco prezzo. Per sfuggire all'affollamento dei locali, tanti si siedono sulle spallette dell'Arno con la bottiglia di birra a chiacchierare.

Mezzanotte. La serata non passa. Sembra che, dopo una certa ora, le bevute più in voga siano il limoncello e la vodka: molto dolci e molto alcoliche. Si beve direttamente dalle bottiglie di plastica che sono state portate da casa. Nel frattempo fervono i preparativi in piazza dei Cavalieri e arrivano i primi tamburi. Qualcuno ha già bisogno di un bagno (inesistenti in centro se non negli esercizi pubblici), i vicoli più bui diventano dei vespasiani a cielo aperto. Spuntano anche i bengalesi con i carrelli della spesa pieni di bottiglie di birra e alcolici; richiamano l'attenzione della gente facendo rumore con un pezzo di legno passato tra le sbarre di ferro del carrello.

Sono le una. Che tu sia una ragazza con il tacco oppure un giovane con i dred, il tuo polo di attrazione è piazza dei Cavalieri che diventa, come la chiamavano alcuni studenti qualche anno fa, “il ciucciodromo”: un ottimo posto per bere e per rimorchiare. Verso quest'ora parte l'esodo e il resto della città comincia a svuotarsi. Durante il nostro girovagare incontriamo Andrea, ha 21 anni e durante la settimana fa il corriere. Porta sulle spalle uno zaino con dentro un amplificatore da 100 watt che trasmette musica dance a 180 bpm: «Ci è costato quasi 500 euro».

Ore 4. Per le strade della città ormai non c'è davvero più nessuno. Gli ultimi a chiudere sono stati i kebabbari, circa un'oretta fa: un panino o una piadina, poi si continua a bere, oppure si va a letto. L'unico posto popolato, e molto, è piazza dei Cavalieri; qui sembrano le dieci di sera. I bonghi e l'alcol, che sembra non bastare mai. I vetri rotti, però, sono ovunque e a poco servono i cartoni messi qua e là per la piazza come bidoni della spazzatura provvisori, la produzione di rifiuti non può essere contenuta. Negli angoli meno battuti, liquami e vomito.

Ore 6.30. È l'alba. I ragazzi rimasti in piazza dei Cavalieri si contano sulla punta delle dita, sono gli irriducibili. Quello che è rimasto della serata è una carneficina di vetri, mozziconi di sigaretta, vomito e pipì. Arrivano due camionette della nettezza: l'unica soluzione per pulire sugli scalini della chiesa è un idrante. Un altro camion pulisce il pavimento della piazza. La settimana prossima si ricomincia tutto da capo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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