Il Tirreno

Pisa

partito democratico

Ai renziani il primo round. «Ma i candidati restino questi»

di Francesco Loi e Danilo Renzullo
La riunione della direzione provinciale
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La riunione della direzione provinciale

La lista arriva alla direzione toscana senza approvazione della maggioranza: battuti i dalemiani. Mazzeo: «Non chiediamo modifiche, ma il segnale è stato forte». Civatiani e giovani dem all’attacco

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PISA. Primo effetto, visto dalla parte dei renziani: il segretario provinciale, ovvero il dalemian-cuperliano Francesco Nocchi, contrariamente alla storia e ai precedenti, non è il candidato di tutto il partito, non unendo le tante correnti (e sub-correnti) in cui ormai è diviso il Pd. Secondo effetto: i numeri della direzione provinciale di venerdì sera (74 voti su 150 componenti riguardo all’elenco della candidature) sembrano dire che la maggioranza congressuale (ora minoranza nazionale) non esiste più, così come il consenso ricevuto due anni fa dal segretario-candidato. Il resto lo dirà il responso (comunque incerto) delle urne alle elezioni regionali del 31 maggio prossimo. Dirà anzitutto se l’elettorato nel suo complesso, al di là delle correnti, ha compreso queste manovre e apprezza una proposta politica, sui temi concreti, che ancora fatica ad emergere.

Lista di minoranza. I tre candidati “big” del Pd pisano alle regionali (Antonio Mazzeo, Ivan Ferrucci e Francesco Nocchi) correranno senza esclusione di colpi ben sapendo che, quasi sicuramente, non ci sarà gloria per tutti e che uno sarà il grande sconfitto. Però, alla fine, la rosa dei candidati da schierare il 31 maggio - che ora sarà ratificata dalla direzione regionale Pd il 18 aprile - dovrebbe rimanere inalterata. «La lista che arriverà a Firenze è di minoranza», sottolinea però Mazzeo il giorno dopo la certificazione della spaccatura. «I 74 voti - continua - testimoniano il grave malessere politico nel Pd di Pisa e la segreteria provinciale deve prenderne atto. Ma non credo che cambierà niente a Firenze, di sicuro io non chiederò di cambiare qualcosa nella lista, che pure non rappresenta tutti i territori: la segreteria provinciale avrebbe dovuto fare meglio il suo lavoro. Ho deciso di autosospendermi dal ruolo regionale nel partito perché ci vuole trasparenza e avrei potuto trarre vantaggi dalla mia posizione - prosegue Mazzeo -. Nocchi avrebbe dovuto fare lo stesso: credo che questo sia un errore politico visto anche che la sua non è una candidatura unitaria».

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Partito e interessi. Una vicenda complessa tra politica e tecnicismi che ha spaccato il Pd rilanciando perplessità all’esterno e all’interno del partito. Parla di «partito ormai ridotto ad una serie di potentati legati da interessi trasversali» Stefano Fabbri, membro della segreteria e sostenitore della civatiana Cristina Conti. «Al congresso di 18 mesi fa - aggiunge - tutti e tre i candidati dissero che alla base del loro impegno c’era la volontà di restituire il ruolo di discussione ed elaborazione politica a tutti i livelli del partito: quello che sta accadendo dimostra quanto poco sia cambiato, almeno a Pisa».

Giovani delusi. Critica che trova una sponda anche nei Giovani democratici, che per alle regionali schierano Alessandra Nardini. «La direzione provinciale doveva prendere atto delle candidature presentate – sottolinea Matteo Trapani, segretario provinciale Gd -. Un’occasione che poteva essere di festa. È stata invece una grande delusione vedere che oltre 2.000 firme raccolte complessivamente dai candidati perdevano di significato a causa dell’assenza di molti, troppi delegati».

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