Il Tirreno

Pisa

BARRICATE NEL PD

Muro contro muro. Francesco Nocchi: «Io resto»

Danilo Renzullo
Il segretario provinciale del Pd, Francesco Nocchi
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Il segretario provinciale del Pd, Francesco Nocchi

Il segretario provinciale (e candidato) non rimette il mandato. Antonio Mazzeo, intanto, si autosospende dall’incarico regionale

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PISA. Un passo indietro da segretario provinciale restando solo candidato o le conflittualità tra le fazioni contrapposte rischiano di portare ad un "commissariamento" del Partito democratico pisano e alla ratifica della lista da parte della direzione regionale. L'unità sulla condivisione delle candidature per le prossime regionali, da più parti invocata, è ancora lontana e venerdì 10 per il Pd pisano potrebbe essere il giorno della resa dei conti. In via Fratti, alle 18.30, è convocata, per la seconda volta in pochi giorni, la direzione provinciale per discutere ed approvare la lista degli otto candidati da schierare il prossimo 31 maggio.

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Le correnti, quella renziana e quella afferente al capogruppo Pd in Regione Ivan Ferrucci, candidato della minoranza cuperliana che segue la linea di Enrico Rossi, cercano di fare terra bruciata intorno al segretario provinciale e candidato della sinistra dem Francesco Nocchi e dopo aver disertato la direzione di martedì scorso – che avrebbe dovuto ratificare le candidature, ma l'assenza di 79 dei 150 componenti ne ha impedito l'approvazione – indicano le strade da seguire per ritrovare l'equilibrio. Renziani. Un segnale forte e concreto è quello che la componente renziana chiede al segretario provinciale, mettendolo di fronte ad un bivio: o la guida del partito o la candidatura verso Firenze. I renziani invocano un atto di responsabilità da parte di Nocchi e una guida unitaria del partito che non può coesistere con la sua candidatura. L'autosospensione da segretario potrebbe calmare le acque attualmente agitatissime.

Sospensione Mazzeo. A proposito di conflitti di interessi, Antonio Mazzeo ieri ha deciso di sciogliere il suo, comunicando al segretario regionale del Pd Parrini la decisione di autosospendersi da responsabile organizzazione del Pd regionale. «La politica - spiega Antonio Mazzeo - è fatta di trasparenza e non voglio che ci siano ombre sul mio ruolo durante questa campagna elettorale. Credo fermamente che un nuovo modo di fare politica sia possibile e doveroso ed è proprio in questo senso che ho ritenuto necessario autosospendermi dal ruolo che rivesto all'interno del Pd regionale».

Ultimatum. L'ultimatum lanciato dai renziani a Nocchi non nasce solo dal doppio ruolo giocato dal segretario-candidato, ma è la somma di vecchi e nuovi malumori che trova l'apice nella gestione delle candidature per le regionali. Per i renziani è mancata una regia, capace di valutare il ruolo dei candidati uscenti (vedi Ferrucci) e la rappresentanza territoriale della lista. Ferrucciani. Un disappunto, quest'ultimo, che trova una sponda anche nei ferrucciani. L'attuale capogruppo Pd in Regione sembra non aver digerito la scelta di candidare Patrizia Bongiovanni, terza renziana, preferita ad un'esponente democratica di Pomarance, proposta da Ferrucci in rappresentanza della Val di Cecina per colmare un vuoto territoriale. Probabile che parte degli uomini vicini a Ferrucci disertino anche oggi la direzione, visto che la convocazione coincide quasi con la presentazione alla città della candidatura del capogruppo Pd in Regione (prevista alle 19.30 ad Ospedaletto). Il segretario. Da parte di Nocchi non sembrano esserci ripensamenti. Anzi. «Non è prevista alcuna incompatibilità tra il ruolo di segretario e quello di candidato – dice Nocchi -. Non credo di dovermi dimettere: quando in direzione ho parlato della mia candidatura nessuno ha posto il tema». Sulle candidature sottolinea invece che «nessuna è stata esclusa».

«Sono state presentate sette candidature più la richiesta di ri-candidatura di Ferrucci. Altre non ne sono pervenute – prosegue Nocchi -. Spero che vengano a discutere in direzione anche perché è abbastanza strano che alla direzione che dovrebbe validare le candidature non si presentano nemmeno i candidati. Se il quorum non ci sarà, la nostra proposta, validata dal collegio di garanzia, andrà al regionale che credo non possa fare altro che prenderne atto. Almeno che non ci sia qualcuno che pensa che la lista pisana debba essere fatta a Firenze».

Scenari. Due, a questo punto, le strade percorribili per uscire dall'impasse: una netta distinzione dei ruoli da parte di Nocchi (in modo che la corsa alle regionali sia più leale come sostengono i renziani) o il mantenimento delle distanze tra le varie fazioni. Ipotesi, quest'ultima, che farebbe saltare nuovamente la direzione per mancanza del numero legale e sottoporrebbe la lista all'esame della direzione regionale (che ha un'evidente impronta renziana). In ogni caso, dal variegato e complesso universo democratico emergono due certezze: la maggioranza congressuale non esiste più e l'unità del partito resta solo un auspicio.

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