Il Tirreno

Pisa

In pochi alla direzione e sulle candidature si apre la guerra nel Pd

di Danilo Renzullo
In pochi alla direzione e sulle candidature si apre la guerra nel Pd

Presenti solo 71 su 150, aria di fronda verso il segretario Nocchi Il partito è diviso dai malumori e le correnti affilano le armi

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. La versione ufficiale parla di «assenze in parte giustificate», ma la mancanza del numero legale nella direzione provinciale del Partito democratico - indetta martedì scorso per ratificare le otto candidature alle prossime elezioni regionali - ribadisce l'esistenza di una serie di conflitti interni al partito. Il più evidente è quello tra la componente renziana e la minoranza, ma non sono rose e fiori nemmeno in seno all'area dalemiana-cuperliana-bersaniana.

Assenze. Martedì la direzione provinciale del Pd avrebbe dovuto approvare, con il consenso di almeno i due terzi dell'assemblea (circa 100 voti), l'elenco degli otto nomi da schierare il prossimo 31 maggio (sul quale l'ok definitivo spetta alla direzione regionale). Una formalità, viste le candidature già annunciate da tempo, che non si è però rivelata tale. Dei 150 componenti della direzione solo in 71 si sono presentati nella sede di via Fratti, agli occhi dei quali i voti necessari all'approvazione della lista sono apparsi un miraggio.

Malumori. Le numerose sedie lasciate vuote non possono essere derubricate a semplici assenze, ma rappresentano l'espressione di malumori che si sommano nel partito. Al centro dei quali si trova il segretario provinciale e candidato alle regionali Francesco Nocchi, che durante la presentazione della sua candidatura aveva richiamato all'unità. Un fronte comune che, rispecchiando le tensioni nel partito nazionale, sembra una chimera.

Le correnti affilano le armi. I renziani alla tornata elettorale schierano il duo Antonio Mazzeo-Anna Batini. C'è poi la parte afferente al capogruppo in Regione Ivan Ferrucci, candidato della minoranza cuperliana che in ambito locale rispecchia le politiche di Enrico Rossi, seguendo quindi quella linea vicina a Renzi che trova invece in Nocchi una candidatura conflittuale. Gli uomini di Ferrucci insieme ai renziani avrebbero quindi deliberatamente lasciato vuote le sedie della direzione provinciale - riconvocata per domani - con lo scopo di far emergere con forza gli attriti. A Nocchi imputano di aver giocato solo da candidato e non da segretario, oltre ad aver gestito male le candidature.

Il pomo della discordia. È rappresentato dalla candidatura della renziana Patrizia Bongiovanni, scesa in campo nonostante la presenza nella lista della renziana ufficiale Batini. La spinta decisiva alla candidatura di Bongiovanni, secondo più voci sarebbe arrivata proprio da Nocchi - che avrebbe preferito l'attuale consigliere comunale ad un eventuale candidato dell'area cuperliana in rappresentanza della zona della Val di Cecina e delle colline come proposto da Ferrucci per colmare un vuoto territoriale - per frammentare l'universo renziano. Una manovra, insomma, da parte del segretario provinciale per cercare di rafforzare la sua candidatura spaccando l'area renziana (che schiera adesso tre candidati), che non è andata giù alle altre componenti del partito, in cui la contesa tra i tre “big” (Nocchi, Ferrucci, Mazzeo) scesi in campo nella corsa verso Firenze si fa sempre più accesa visto che i posti disponibili sono due (solo un exploit del Pd potrebbe portare un terzo candidato all'assemblea regionale). Tra i litiganti potrebbero approfittarne gli altri candidati (Andrea Pieroni, ex presidente della Provincia vicino ad Enrico Letta, la civatiana Cristina Conti e Alessandra Nardini, schierata dai giovani democratici), strappando qualche voto.

Fedelissimi. Nella sede di via Fratti, i 71 “fedelissimi” hanno comunque discusso e votato gli ordini del giorno previsti, tra cui la lista, approvata all'unanimità (un solo astenuto). Approvazione che non ha valore visto la mancanza del numero legale.

Rischio commissariamento. Se il Pd pisano non riuscisse a ratificare l'elenco dei candidati, la decisione passerebbe alla direzione regionale con il rischio di commissariamento e la possibilità di esclusioni eccellenti. Uno smacco per il Pd provinciale in vista delle elezioni, che per i democratici di via Fratti coincideranno anche con un'inevitabile resa dei conti. Ma nessuno vuole arrivare a tanto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web