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Pisa

l'inchiesta

Anarco-vandali: dieci denunce dopo i danni in centro

Pietro Barghigiani
Un vandalo mentre danneggia una telecamera della videosorveglianza
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Un vandalo mentre danneggia una telecamera della videosorveglianza

Pisa: chiuse le indagini per i disordini del 3 maggio  in occasione di un corteo contro il piano di dismissione dell'ex reattore nucleare del Cisam di San Piero a Grado

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PISA. Arrivano le denunce dopo i danni provocati quasi un anno fa. Sono dieci le persone denunciate dalla Digos per i danneggiamenti in centro, soprattutto in Corso Italia, avvenuti il 3 maggio in occasione di un corteo contro il piano di dismissione dell'ex reattore nucleare del Cisam di San Piero a Grado e lo sversamento dei 750mila litri di acqua radioattiva nel canale dei Navicelli. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica, si è conclusa nei giorni scorsi: sette indagati gravitano tra Pisa e provincia, mentre gli altri tre provengono dalle province di Livorno, Bologna e Como.

I dieci sono accusati di aver «danneggiato e deturpato mediante lancio di vernici ed altro materiale le vetrine di esercizi commerciali ed istituti di credito e bancomat, nonché danneggiato sistemi di videosorveglianza del Comune di Pisa recidendo con strumenti da taglio (anche lame da potatura) i cavi in fibra ottica di collegamento delle telecamere» fanno sapere dalla questura. Nel corso della manifestazione, di rilievo nazionale per la presenza di personaggi e sigle attive in tutta Italia, furonono commesse numerose azioni di danneggiamento ed imbrattamento contro sedi di banche, esercizi commerciali, negozi e contro la Scuola Superiore Sant'Anna. Non solo. Furono rotte pure diverse telecamere del circuito di videosorveglianza del Comune.

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Qualche giorno dopo la manifestazione degenerata in scorribanda di vandali, la Digos aveva segnalato all’autorità giudiziaria gli organizzatori dell’iniziativa, tutti appartenenti al movimento "Garage Anarchico". Nei loro confronti scattarono subito le perquisizioni che coinvolsero anche la sede del gruppo dove, stando all’accusa, erano state pianificate le azioni commesse nel corso della manifestazione. Foto e riprese video hanno fatto capire agli investigatori che gli autori dei raid si sono mossi con esperienza, adottando tecniche e modalità «che manifestano evidenti capacità operative e collaudata pratica da parte degli autori nel compiere danneggiamenti ed imbrattamenti, attraverso l'adozione di azioni dirette a colpire gli obiettivi, evitando in ogni modo di poter essere ripresi dalle telecamere cittadine, ovvero da quelle in uso agli operatori di polizia». 

Gli anarco-vandali avevano anche approfittato delle condizioni di pericolo per cittadini e commercianti spadroneggiando sicuri della quasi impunità nelle loro azioni. La polizia era stata costretta a desistere da interventi di forza per evitare che la situazione degenerasse con il rischio di compromettere l'incolumità delle persone. Identificati i responsabili dei danneggiamenti, la Digos si è recata nelle rispettive abitazioni dalle quali, stando alla questura, sono emersi ulteriori elementi di prova circa la loro responsabilità. La questura ricorda che, in caso di condanna, la sospensione condizionale della pena per questi reati è subordinata all'eliminazione delle conseguenze dannose dell’atto vandalico. Sempre che i denuncianti lo chiedano costituendosi parte civile.

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