Il Tirreno

Pisa

TRIBUNALE

Non posso risarcire: rischio di chiudere e licenziare 30 operai

Pietro Barghigiani
Un'aula di Tribunale
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Un'aula di Tribunale

Respinta dalla Cassazione la richiesta di un imprenditore. Da versare 150.000 euro ai familiari di un camionista morto

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PISA. Se pago rischio di dover chiudere l’azienda» era stato l’appello. «No, quei soldi devono essere versati anche perché non è stato dimostrato quale danno grave e irreparabile subirebbe la ditta dal saldo del conto imposto dalla sentenza» è stata risposta della Cassazione.  A distanza di quasi 9 anni dalla tragedia - 26 giugno 2006 - in cui perse la vita Carlo Pratelli, 62 anni, pensionato di Pontedera, alla Saint Gobain di Porta a Mare, la storia di una morte sul lavoro, con i suoi strascichi risarcitori, riecheggia nelle aule di giustizia arrivando fino alla Suprema Corte. «Non posso pagare».

Uno dei quattro condannati - confermati in appello che vide tre assoluzioni per non aver commesso il fatto sulle 7 condanne iniziali - Franco Mancini, 80 anni, di Cascina, titolare all’epoca dei fatti della ditta di autotrasporti “Mancini Attilio Srl”, aveva chiesto la sospensione dell’esecutività della sentenza con la quale era stato obbligato in solido a risarcire moglie e due figli del pensionato travolto e ucciso da 6 tonnellate di lastre di vetro alla Saint Gobain. Dalla morte alla prima sentenza passarono 5 anni e 4 mesi. Un ritardo, soprattutto iniziale, che i figli vollero denunciare attraverso una lettera aperta.

Ricorso in Cassazione. Contro la sentenza di appello (17 giugno 2013) tutti e quattro i condannati - in primo e secondo grado - per omicidio colposo in concorso, hanno fatto ricorso in Cassazione contro le pene di 2 anni per Franco Mancini; un anno per Gianfranco Cecconi, 67 anni, all’epoca addetto al magazzino, e per Maurizio Raugi, 51 anni della Coop Altea Igs; 9 mesi per Andrea Magnani, 41 anni, sempre Altea Igs. Se in Tribunale a Pisa la provvisionale per le parti civili, la coniuge Maria Celeste Petese e i figli Alessandro e Massimiliano Pratelli, era stata fissata a 50.000 euro, in appello i giudici avevano raddoppiato l’importo escludendo dalle statuizioni civili il solo Cecconi.

Lo spettro della chiusura. Secondo il titolare della Attilio Mancini Srl «la provvisionale determinata appariva incongrua e, in ogni caso, la sua esecuzione sarebbe stata praticamente a carico del solo imputato Mancini poiché gli altri risultavano impossidenti non avendo neppure pagato la provvisionale disposta in primo grado» scrive la Cassazione riportando le ragioni dell’imprenditore. Non solo. Per Mancini «il pagamento avrebbe provocato un grave danno al medesimo e alla sua azienda poiché non era certo che potesse farsi fronte alla richiesta di pagamento di 150.000 euro se non ponendo in liquidazione l'impresa che dava lavoro a 30 dipendenti».

Nessun documento. Agitare lo spettro della chiusura di un’azienda con 30 licenziamenti per non pagare il risarcimento ai familiari della vittima di un incidente sul lavoro non ha convinto i giudici della Cassazione. Che spiegano: «Mancini ha meramente dedotto che il versamento della somma, determinata dalla corte d'appello a titolo di provvisionale in complessivi 300.000 euro, ma fatta oggetto di richiesta nei limiti di 150.000 euro, determinerebbe la messa in liquidazione della Mancini trasporti con conseguenze che si ripercuoterebbero sull'occupazione e non ha provato in alcun modo la sussistenza dei presupposti per la sospensione, avendo omesso di produrre financo il bilancio della società e la sua propria dichiarazione dei redditi». La Cassazione non si è fidata sulla parola e ha imposto all’imprenditore di risarcire moglie e figli del pensionato morto mentre lavorava al nero per la sua azienda.

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