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Defibrillatori in ateneo con un pensiero per Alice

Defibrillatori in ateneo con un pensiero per Alice

Donati dai familiari della giovane deceduta in un incidente e da "Casa Capone" Le macchine saranno installate in rettorato e nella sede di Palazzo Vitelli

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PISA. Sono stati consegnati ieri mattina direttamente al rettore Massimo Augello i due nuovi defibrillatori che saranno installati a Palazzo alla Giornata, sede del rettorato, e a Palazzo Vitelli, sede dell'amministrazione centrale.

Le macchine sono state donate all'Università di Pisa da Mario e Donatella Venditti, i genitori di Alice Bernardi, la giovane scomparsa nella notte tra il 5 e il 6 luglio del 2014 in un incidente stradale in località Piaggione a Lucca, e dall'oreficeria "Casa Capone". Era in moto con il suo fidanzato, Emiliano Betti e un’automobilista, positivo all’etilometro, falciò i due centauri su una curva.

La consegna è stata effettuata dal dottor Maurizio Cecchini, presidente della "CecchiniCuore onlus" e ideatore della campagna di diffusione dei defibrillatori nella provincia di Pisa.

Nel ringraziare il dottor Cecchini, i familiari di Alice Bernardi e i proprietari dell'oreficeria "Casa Capone", il rettore ha ricordato che fu lui stesso, nel 2008 in qualità di preside di Economia e commercio, a voler dotare la facoltà di un defibrillatore, il primo installato in una università italiana.

«Dopo l'esempio di Economia - ha concluso il professor Augello - i Dae si sono diffusi all'interno del nostro Ateneo e diverse macchine sono oggi presenti al Polo Fibonacci, a Ingegneria, a Chimica e a Veterinaria. Sicuramente vogliamo continuare su questa strada, incentivando la cultura della sicurezza sul posto di lavoro».

Il dottor Cecchini, che dal dicembre 2007 ha personalmente installato oltre 250 defibrillatori automatici pubblici nella provincia di Pisa e tenuto corsi gratuiti formando più di 5.000 first responders, ha sottolineato l'importanza di questi strumenti.

«In assenza dell'attività di defibrillatori – ha detto – la percentuale di sopravvivenza a un attacco cardiaco è di circa l'1 o il 2 per cento, contro il 50 per cento di possibilità di sopravvivenza se si utilizza il macchinario. In questi anni, nella nostra provincia siamo riusciti a salvare sei persone sulle nove colpite».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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