Il Tirreno

Pisa

la tragedia

Identificato il cadavere trovato sulla spiaggia: è di un tunisino

Giovanni Parlato
Hedi Chemkhi: così si chiamava il tunisino il cui cadavere è stato trovato a Marina di Vecchiano
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Hedi Chemkhi: così si chiamava il tunisino il cui cadavere è stato trovato a Marina di Vecchiano

Stava fuggendo inseguito dai carabinieri quando, insieme a un connazionale, si era gettato nelle acque del Serchio

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PISA. Il cadavere ritrovato sulla spiaggia di Marina di Vecchiano, è di Hedi Chemkhi, uno dei due tunisini che - il 17 febbraio 2015 - si era gettato nelle acque del Serchio per sfuggire a un inseguimento dei carabinieri. Sul cadavere, ieri mattina, è stata eseguita l'autopsia e le impronte digitali sono state comparate con l'archivio della polizia di Stato. Da questo confronto, si è potuto accertare che la salma trovata poco prima delle 18 del 31 marzo appartiene proprio a Hedi Chemkhi, 27 anni.

La comunità pisana, tramite l'avvocato Gabriele Dell'Unto, è stata avvisata e la salma, espletate le formalità di rito, sarà consegnata ai familiari. "La prossima settimana - afferma il legale Dell'Unto - con il sostegno del consolato, la salma sarà trasportata in Tunisia dove si svolgerà il funerale".

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Resta l'amarezza per non avere trovato il cadavere dell'altro tunisino, Talbi Assen, 22 anni (alias Jahwe Bechiri). I due tunisini, cugini fra loro, vivevano in un appartamento di Cisanello e a Pisa hanno anche i rispettivi fratelli. Erano scomparsi in seguito a un controllo dei carabinieri. I due cugini vennero fermati dai militari, come scritto, il 17 febbraio scorso. Erano circa le 17,30 quando a Filettole vennero fermati dai carabinieri per un controllo. Alla vista dei militari fuggirono e vennero inseguiti. Quando arrivarono vicino all'argine del Serchio sparirono dalla vista dei carabinieri.

In quel momento, s'ipotizzò subito che si fossero gettati nelle acque del fiume nella speranza di tornare a terra sfuggendo così al fermo. Invece, dei tunisini si erano perse le tracce. Era stato un fratello la mattina del 18 febbraio a recarsi dai carabinieri e informarli che aveva ricevuto una telefonata proprio martedì pomeriggio 17 febbraio, alle 17,34, dal cugino mentre era inseguito dai carabinieri. Poi, più niente. I cellulari dei tunisini non hanno più risposto.

Già dal momento della scomparsa dei tunisini, poco dopo l'inseguimento, si attivarono le ricerche. I carabinieri, anche con i cani, hanno ripercorso l'argine. Anche i vigili del fuoco, con elicottero e gommoni, hanno eseguito controlli sul fiume. Senza successo. La comunità tunisina aveva lanciato anche un appello affinché fossero intensificate le ricerche. Ed ora è stato il mare, non lontano dalla foce del Serchio, a riportare sulla spiaggia un cadavere. Il caso ha voluto che fosse un fosse un passante che portava il suo cane lungo l'arenile a trovare la salma. E, ieri, dalle impronte digitali è avvenuta l'identificazione.
 

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