Il Tirreno

Pisa

Furti all’Eni, la banda di autisti a processo

di Federico Lazzotti
Furti all’Eni, la banda di autisti a processo

Diciannove quelli rinviati a giudizio, due dei quali pisani

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LIVORNO. La “banda degli autisti” va a processo. Sono 19, per lo più autotrasportatori livornesi e campani ma non solo, le persone rinviate a giudizio venerd' 3 aprile dal giudice per l’udienza preliminare Antonio Del Forno.

Secondo gli investigatori, coordinati dal pubblico ministero Massimo Mannucci, almeno fino al 2012, gli imputati avrebbero messo in piedi un sistema criminale attraverso il quale erano capaci di gestire un mercato parallelo e illegale legato alla vendita di migliaia di litri di carburante non tracciato. Come? Alterando i carichi di gasolio, kerosene, nafta e benzina durante i rifornimenti nel piazzale della raffineria Eni di Stagno, per poi rivendere il prodotto sottratto a compiacenti proprietari di distributori.

Dei 21 indagati per i quali la Procura nel dicembre scorso aveva chiesto il rinvio a giudizio, in due hanno deciso di essere giudicati con riti alternativi (vedi box a fianco). Per gli altri 19 l’appuntamento con il collegio A del tribunale per la prima udienza del processo è fissato per il prossimo 7 di ottobre.

In quella sede autisti, responsabile del piazzale e colui che avrebbe dovuto controllare il buon esito delle procedure, dovranno rispondere dell’appropriazione indebita in concorso. Mentre per sette degli imputati il pm ipotizza l’associazione per delinquere.

Una contestazione che i legali delle persone coinvolte hanno tentato di smontare anche ieri in aula. «Per ipotizzare un reato simile - è spiega l’avvocato Dario Bieccherai - è necessario che tutti i presunti consociati conoscano l’esistenza dell’associazione. Invece in questo caso, ognuno nel caso di un reato agiva per conto proprio». A sostegno di questa tesi - che il giudice ha comunque rigettato - sono state analizzate anche alcune delle intercettazioni telefoniche finite agli atti del procedimento che secondo i legali proverebbero l’estraneità dell’accordo criminale.

Al centro del sistema - per la Procura - ci sarebbero sette persone: Walter Federicis, 48 anni, romano e Valerio Moschin, 52, livornese, responsabili del piazzale, Gianfranco Priore, 38, dipendente della Siti.cem Maintenance service e per questo attivo nel piazzale della raffineria Eni e quattro autisti Sandro Voliani, 51, Federico Nannini, 46, Davide Di Salvo, 45, e Gianluca Casettori Cantini, 42.

Nei loro confronti l’accusa è appunto quella dell’associazione per delinquere perché in qualità di autotrasportatori, scambiandosi informazioni allo scopo di evitare o eludere i controlli e di condividere la conoscenza di stazioni di servizio compiacenti, nonché alterando gli strumenti conta litri e di erogazione dei prodotti presenti nelle autobotti, si procuravano illegalmente quantitativi imprecisati di carburanti. Secondo gli inquirenti, la cricca degli autisti avrebbe consegnato denaro o buoni benzina al responsabile del piazzale per monomettere i picchi di carico per ottenere l’erogazione di quantitativi aggiuntivi e non contabilizzati mediante l’alterazione della loro taratura. Fatto questo - sarebbe questo il sistema - il carburante sarebbe stato poi nascosti nel deposito dove avvenivano anche le operazioni di trasbordo.

Del reato di appropriazione indebita continuata in concorso risponderanno invece tutti e 19 gli imputati. Oltre ai sette accusati dell’associazione ci sono Maurizio De Chirico, 61 anni, livornese, Giuseppe Buccoliero, 51, pisano, Vincenzo Crispo, 45, di Acerra come Alessandro Fatigati, 51. E ancora Giuseppe Fiore, 55, Domenico Laudando, 50, Carlo Marconcini, 66, nato a Empoli ma residente a Livorno, Massimiliano Paoletti, 45, residente a Montecatini Val di Cecina, Vincenzo Raia, 45, residente a Rosignano Marittimo, Flavio Rivola, 61, livornese, Marco Rossi, 50, di Massarosa, e Ciro Russo, 47, di Pomigliano D’Arco.

Da un lato - sempre secondo l’accusa - gli indagati si sarebbero appropriati di prodotti petroliferi dalla reffineria Eni, dall’altro avrebbero fatto loro anche del carburante che ogni sera restava nelle autobotti dopo aver terminato il giro delle consegne applicando un comando ad aria realizzato appositamente in base alla tipologia della cisterna, capace di forzare l’apertura della valvola di carico e forzando così i sigilli metrici e introducendo corpi estranei, riuscivano a eludere la conta litri e sottrarre altro prodotto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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