Sicurezza
Arretra l’export pisano crolla il calzaturiero: -29%
Reggono cuoio e motocicli, vanno bene le vendite di prodotti base per l’industria Le importazioni crescono del 6,1% a fronte di un dato toscano negativo (-4,9%)
PISA. Il 2014 è stato un anno di crescita (+3,1%) per il commercio mondiale. Tuttavia, secondo Istat, questa tendenza non ha interessato la provincia di Pisa che, con un -1,8% rispetto al 2013, si è mossa in controtendenza non solo rispetto alla Toscana (+2,2%) ma anche all'Italia (+2,0%). Il risultato, così come emerge dall'analisi condotta dall'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pisa, ha però una specifica connotazione settoriale. Sono infatti le calzature (con un calo di quasi il 30%) e la meccanica (-7,1%), a determinare questa contrazione, mentre due colonne portanti del tessuto produttivo pisano, il cuoio ed i motocicli, avanzano. Pisa mostra comportamenti differenti rispetto alla Toscana e all'Italia anche sul fronte delle importazioni. Nel 2014 l'import pisano ha continuato a crescere (+6,1%) a fronte delle flessioni registrate a livello nazionale (-1,6%) e, soprattutto, toscano (-4,9%).
Esportazioni. Tra il 2013 ed il 2014 il valore delle calzature pisane esportate subisce un vero e proprio tracollo passando da 320 milioni di euro a 226 (-29,4%). L'anno passato risulta essere negativo anche per la meccanica (-7,1%) che soffre del calo della domanda non solo tedesca (il paese dove, tra l'altro, Pisa perde di più) ma anche di Francia, Turchia e Corea del Sud. Il 2014 si chiude sottozero anche per mobili che con un -5,7% scendono sotto quota 80milioni di euro.
A fronte di parecchi segni meno, i due principali settori di esportazione della provincia di Pisa, cuoio e motocicli, continuano a crescere. Tra i due la spinta più rilevante viene dal cuoio (+3,6%) che a fine anno tocca il record di 719 milioni di euro di produzione esportata. Il settore trae beneficio degli ottimi risultati ottenuti in Vietnam, Germania, Spagna, Corea del Sud e Portogallo, mentre altri mercati, tradizionalmente importanti, come Hong Kong e Francia, arretrano. Dopo un biennio di flessioni ritrovano la strada della crescita anche i motocicli (+1,8%) grazie soprattutto a molti Paesi europei, eccetto la Germania.
Vanno bene anche le esportazioni di prodotti base per l'industria come i metalli (+17,6%), i prodotti chimici di base (+3,4%), gli altri prodotti chimici (+2,2%) e il vetro (+14%). In crescita, per il sesto anno consecutivo, anche il vino: +2,3%.
È l'Europa, da un punto di vista territoriale, a tenere sotto la linea di galleggiamento l'export pisano. In testa a questo gruppo troviamo la Germania (-11,6%) ma anche la Francia (-0,4%) e Regno Unito. Uniche eccezioni di rilievo, in Europa, sono rappresentate da Spagna (+8,9%), Portogallo (+4,4%) e Paesi Bassi (+2,8%). Molto eterogenee le evoluzioni registrate dall'export pisano diretto in oriente. Da un lato, infatti, Hong Kong (-3,6%) e Cina (-2,5%) perdono terreno, mentre crescono in modo rilevante Vietnam (+52,7%), India (+23,7%) e Corea del Sud (+3,2%). Gli Stati Uniti fanno segnare un +5,5%.
Importazioni. A spingere le importazioni pisane sono soprattutto i prodotti dove il traffico di perfezionamento risulta rilevante come il pelli-cuoio (+14,2%) ed i cicli-motocicli (+22,7%). Piuttosto frastagliata la dinamica degli acquisti dei prodotti per l'industria. Se da un lato flettono i chimici di base (-8,0%), i metalli non ferrosi (-7,9%) e gli articoli in gomma (-6,1%) dall'altro avanzano il legno (+5,4%), gli altri prodotti chimici (+38,2%) e le altre materie plastiche (+14,9%). Interessante, considerando i risvolti dal lato degli investimenti, la crescita dell'import di prodotti meccanici (+0,7%).
Nel 2014 gli Usa (+28,9%) hanno contribuito in modo incisivo alla crescita dell'import. A determinare questo risultato giocano un ruolo di primo piano non solo il cuoio, ma anche gli animali vivi (al cui interno sono rinvenibili materiale da riproduzione e cavalli da corsa), la meccanica e gli utensili. Alle spalle degli Usa troviamo due Paesi europei come Francia (+8,2%, grazie ai prodotti chimici e pellame grezzo) e Polonia (+39,6%, grazie ad abbigliamento e motocicli).
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