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Pisa

Il mare spinge un corpo sfigurato sulla spiaggia

Il mare spinge un corpo sfigurato sulla spiaggia

Trovato da un uomo che passeggiava con il proprio cane Le ipotesi si appuntano sui due tunisini spariti nel Serchio

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MARINA DI VECCHIANO. Sdraiato a pancia sotto sulla battigia della spiaggia di Marina di Vecchiano. Lo ha trovato un passante che con il cane stava camminando in quella porzione di arenile selvaggio che il Serchio ricopre di tutto ciò che incontra e trasporta prima di sfociare in mare.

Indossava una maglia scura e boxer, il cadavere di un uomo apparso poco prima delle 18 sulla spiaggia. Arrivava dal mare, ma come sia finito nel Tirreno è difficile stabilirlo. Può essere stato portato dal Serchio o provenire da altri luoghi seguendo traiettorie decise dalle correnti marine.

L’uomo con il cane ha dato l’allarme e sul posto sono arrivati i poliziotti delle volanti. Dopo poco è giunto anche il sostituto procuratore di turno, Lydia Pagnini direttamente dalla Bufalina, nella pineta poco distante, dove aveva partecipato al sopralluogo sul luogo dell’omicidio di una prostituta nigeriana. Non è stato possibile nell’immediatezza accertare se il corpo, in avanzato stato di decomposizione, avesse lesioni o segni esterni riconducibili a ferite provocate da armi da fuoco o da taglio.

La salma è stata portata in serata dalla Misericordia di Pisa all’istituto di medicina legale e solo l’autopsia sarà in grado di fornire un quadro più chiaro sulle origine del decesso. L’altro aspetto su cui fare luce è quello dell’identità. Il pensiero, in attesa di riscontri, va ai due tunisini che nel pomeriggio di martedì 17 febbraio per sfuggire a un controllo dei carabinieri si tuffarono nel Serchio.

Di Hedi Chemkhi, 27 anni, e Jahwe Bechiri, 22 anni, da allora non si è più saputo niente.

I due vennero fermati dai militari verso le 17,30 a Filettole per un controllo. Alla vista dei carabinieri fuggirono e vennero inseguiti. Quando arrivarono vicino all'argine del Serchio sparirono dal radar visivo dei inseguitori.

Potrebbero essere finiti nel Serchio credendo di evitare il fermo e nella speranza di poter risalire una volta che i militari si fossero allontanati. Così non è andata. Dalle acque non sono più emersi e i familiari non hanno più avuto contatti.

Erano cugini i due scomparsi e avevano la residenza in un appartamento di Cisanello, mentre i loro genitori sono in Tunisia. Era stato un fratello la mattina del 18 febbraio a recarsi dai carabinieri e informarli che aveva ricevuto una telefonata proprio martedì pomeriggio, alle 17,34, dal cugino mentre era inseguito dai carabinieri. Poi, più niente. I cellulari dei tunisini non hanno più risposto.

Già dal momento della scomparsa dei tunisini, poco dopo l'inseguimento si attivarono le ricerche. I carabinieri, anche con i cani, hanno ripercorso l'argine. Anche i vigili del fuoco, con elicottero e gommoni, hanno eseguito controlli sul fiume. Senza successo. Quello che il mare prende, a volte viene restituito. Le analisi di laboratorio sul corpo spiaggiato a Marina diranno se il mare ha riconsegnato ai propri cari uno dei due tunisini spariti nel Serchio. (p.b.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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