Il Tirreno

Pisa

Ospedaletto, così non va pochi servizi alle aziende

di Gianluca Campanella
Ospedaletto, così non va pochi servizi alle aziende

Strade abbandonate, caos cartellonistica, raccolta rifiuti con orari rigidi: ecco i mille problemi dell’area industriale che fa anche i conti con la crisi

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PISA. Fosse solo per le decine di cartelli “Affittasi” e “Vendesi”, Ospedaletto si potrebbe confondere con tutte le altre aree industriali del Paese, che da anni fanno i conti con la crisi. Ma ci sono problemi tipici della nostra zona artigianale: a raccontarli sembrano granelli di sabbia; eppure quando si sommano mille problemi se ne fa uno grosso.

Per cominciare il nostro viaggio è necessario avere accanto una brava guida: il primo ostacolo sono infatti le indicazioni stradali. Da anni si chiede un regolamento sulla cartellonistica, che ancora manca; e finisce che ognuno fa da sé: basta piantare un paletto nel terreno – o usarne uno già esistente e abbandonato – per realizzare la propria personale indicazione stradale. Su cui spesso vanno a sbattere camion o altri mezzi, che la piegano: il risultato? Impossibile o quasi trovare la sede di un’azienda.

Eppure basterebbe poco: se ci fosse il regolamento, il Comune intascherebbe anche qualche soldino che il caos odierno evidentemente non rende; mentre gli imprenditori avrebbero la soddisfazione di un “elemento paesaggistico” organico che metterebbe un po’ d’ordine e darebbe un quadro appetibile ai numerosi investitori esteri che girano anche da queste parti.

Pure le strade non sono in gran forma: la “prova pioggia” è sempre rivelatrice per scoprire quante pozzanghere si formano quando c’è l’acqua. E i marciapiedi, se ci sono, presentano tutti gli acciacchi dell’età, come mattonelle che ballano ed erbacce. Per capire se sei nei pressi di una grande o piccola azienda, basta guardare proprio i marciapiedi: le imprese con pochi addetti si chiudono nel loro capannone e si concentrano sul business; quelle con tanto personale possono chiedere al giardiniere o agli uomini delle pulizie anche di buttare un occhio fuori e sistemare le cose macroscopiche.

Nel giro per Ospedaletto, allora, capita di trovare punti ben tenuti e luoghi in apparenza abbandonati: ora sappiamo perché. Gli imprenditori sarebbero anche disposti a sedersi a un tavolo e contribuire al rilancio dell’area, a metterci qualche soldo. Ma il precedente non è di buon presagio: il consorzio “Ospedaletto servizi”, partecipato anche dal Comune, è stato chiuso e tanti saluti. Gli stessi uomini del business fanno notare, non senza malizia, che l’unica macchina dello Stato visibile alle 9 del mattino è quella della Guardia di Finanza; con corollario inevitabile: quando finiscono di trattarci come nemici?

Ci sono aziende che pur uscendo pulitissime da controlli lunghi mesi (condotti anche da altri enti) perdono giorni di lavoro per produrre tutta la documentazione richiesta. Eppure i controlli servono: come se ne esce? Bisognerebbe ricominciare a parlarsi: a Firenze, tanto per non andare troppo lontano, l’ex sindaco Matteo Renzi e l’attuale Dario Nardella sostengono che non si deve consumare nuovo territorio e bisogna sfruttare il cemento esistente, riconvertendo i capannoni. Bene, perché qui a Ospedaletto si sente la concorrenza cannibale di Montacchiello e dei Navicelli? Perché non si può ragionare in modo analogo a quanto fanno gli “odiati” cugini?

Più giri e più senti problemi: la raccolta differenziata dei rifiuti è un altro, vista ovviamente dal fronte aziende; non si capisce come sia possibile avere solo mezz’ora per lasciare per strada la frazione di rifiuti prevista in quel giorno. Se sgarri, te la tieni in casa: non siamo una famiglia di tre persone – senti raccontare – e spesso bisogna convertire i cicli produttivi per essere puntuali all’appuntamento.

La sorpresa è l’atteggiamento nei confronti del vicino campo nomadi: è sentito come segno di un degrado finale. In pratica, se si fosse intervenuti alla comparsa dei primi insediamenti, non si avrebbero oggi quasi mille ospiti. E non è risolutivo buttare giù qualche passerella ogni tanto. Ma, secondo gli imprenditori, bisogna pianificare tutto, non solo il campo rom: dagli scheletri edilizi rimasti incompiuti alle passerelle inesistenti delle fermate del bus.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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