Gioco
Caso consorzi fidi, verifiche sui soldi trovati nei bilanci
Nelle contabilità ci sono giacenze da 7.000 a 592.000 euro.
Fondi che gli associati devono avere per i loro investimenti
PISA. Una forbice sulle giacenze di fondi da erogare ai soci che oscilla da oltre 7.000 euro a quasi 600.000. E una contabilità che da settimane viene analizzata dall’ente deputato a liquidare fondi per centinaia di migliaia di euro. Il faro acceso dalla Camera di commercio sui consorzi fidi, anticipato da una lettera anonima e, comunque, previsto dai controlli di routine, ha messo in fila procedure e importi dei soggetti che agiscono come intermediari nel finanziamento agli associati. L’interrogativo a cui i tecnici cercano una risposta nei numeri è se il flusso dei soldi scorre senza intoppi o se quegli importi, come si allude nell’esposto non firmato, prendono forma per altri utilizzi, ancorché contabilizzati.
Le giacenze nei bilanci. Sfogliando i bilanci dei singoli consorzi fidi si possono elencare le giacenze riferite alla voce di uscita che dalle casse dell’ente camerale porta a quelle delle singole aziende passando dalle associazioni di categoria. Il breve giro d’orizzonte riguarda i bilanci 2013 e i debiti verso le aziende che attendono il contributo in conto interessi della Camera di commercio.
I residui. Italia Comfidi di Confesercenti ha un residuo di 7.863 euro; Artigiancredito (Cna, Casartigiani, Confartigianato) di 36.801 euro; Commerfidi di Confcommercio di 592.745 euro e al 31 dicembre 2012 erano 475.259 e nel 2011 253.724 e nel 210 432.861; il bilancio di Confidi Imprese Toscane dell'Unione Industriale comprende tutta la Regione e non ha voci specifiche. Dalla rielaborazione emerge che negli ultimi anni hanno viaggiato a una media di 100-120mila euro ricevuti dalla Camera da rimettere in circolo a favore dei singoli beneficiari.
Le erogazioni. Questi importi nei bilanci sono inseriti come debiti a vista. Si tratta di soldi che devono essere dati ai commercianti-soci a fronte dei contributi ottenuti attraverso il bando dell’ente camerale. Fondi per i quali i consorzi di garanzia agiscono da intermediari.
I quattro consorzi per i quali sono in corso in controlli sull’uso delle erogazioni coprono oltre il 90% delle operazioni. Un’azienda al massimo può ricevere 12.500 euro e, venendo a dati più recenti, Confcommercio e Confesercenti si muovono in media sui 100.000 euro all'anno di fondi dalla Camera di commercio. E nel 2014 Confcommercio ha superato i 200.000 euro.
I tempi. I soldi erogati dall’organismo di piazza Vittorio Emanuele sono finalizzati all’abbattimento degli interessi nelle operazioni di finanziamento già concluse e che, quindi, hanno superato tutti gli esami (in primis della banca) sulla sostenibilità dell'imprenditore. È a vantaggio del beneficiario la snellezza dell’iter e sono scontate le pressioni sulla propria associazione affinché dia corso all’erogazione dei soldi ottenuti. Che, dunque, non dovrebbero restare troppo a lungo sui conti dei consorzi fidi. L’indagine della Camera di commercio punta a chiarire anche questo aspetto.
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