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Rifiuti nella cava, area sequestrata e cinque indagati

Rifiuti nella cava, area sequestrata e cinque indagati

Blitz di carabinieri e polizia provinciale a Collesalvetti Il sito appartiene alla Donati Laterizi di San Giuliano Terme

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SAN GIULIANO TERME. Una cava di sedici ettari sotto sequestro e cinque persone finite sul registro degli indagati per illecita gestione di rifiuti. Ieri mattina la polizia provinciale di Livorno e i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Grosseto hanno eseguito un maxisequestro preventivo sul territorio di Collesalvetti. Al centro dell’operazione c’è la Cava di Staggiano, in zona Colognole, di proprietà della Donati Laterizi Srl, storica azienda di San Giuliano Terme, attiva da oltre 50 anni nel settore. Si tratta di una cava divisa in due lotti, dalla quale venivano estratte argille per fare i mattoni.

Secondo quanto emerso, l’area è finita nel mirino degli investigatori in quanto una parte sarebbe stata utilizzata per accumulare illecitamente rifiuti come sabbie, rocce, ceneri, laterizi, terriccio vario e così via.

L'operazione, scattata intorno alle 10, è l’ultimo atto di una indagine che ha preso il via lo scorso luglio e che si è articolata in diversi sopralluoghi e appostamenti finché ieri c’è stato il blitz più importante: numerose pattuglie degli agenti della provinciale e dei militari del Noe sono state viste sul posto dai cittadini che abitano nella zona. Gli investigatori, coordinati dal pm Giuseppe Rizzo, hanno messo i sigilli ad entrambi i lotti su delega del gip del tribunale di Livorno, Antonio Del Forno. In particolare, gli investigatori si sono concentrati sul lotto quello posizione a Nord, che è gestito dalla Donati laterizi srl. La ditta, che ha la sede legale a San Giuliano Terme e un’unità operativa a Rosignano Marittimo, ha a che uno stabilimento al Gabbro, accanto alla cava. Quello sud, invece, è assegnato alla 3Emme Ambiente Srl, che ha la sede legale sempre a San Giuliano Terme. La cava è autorizzata a ricevere, come materiale per il ripristino, materiali da scavo utilizzati come “sottoprodotto”, le cui composizioni medie però non presentino concentrazioni di inquinanti superiori ai limiti di legge. Può contenere anche aggregati provenienti da impianti di trattamento di rifiuti, con l’obbligo di presentazione delle certificazioni che dimostrino che il materiale non è rifiuto.

È stata accertata la presenza, sul lotto Nord, di sei cumuli di inerti per un totale di oltre 128 tonnellate, cinque dei quali, come accertato dagli agenti e dai carabinieri, provenivano dall'impianto di trattamento rifiuti gestito da Area Srl di Cascina. Quegli inerti erano privi di certificazione e, sottoposti a campionamenti e analisi da parte dell'Arpat, sono risultati classificabili non come aggregati, ma come rifiuti. Secondo gli inquirenti, dietro c’era un’attività di raccolta, trasporto e recupero di rifiuti svolta senza le autorizzazioni.

Intanto sul registro degli indagati sono finiti tre impiegati della Donati Laterizi srl, di 61, 46 e 43 anni; uno della Area srl, 72, e un geologo di 61 anni, responsabili dei lavori e dell’impianto dove c’era il trattamento dei rifiuti. L’accusa nei loro confronti è «di aver accettato nella cava in fase di ripristino ambientale, 128.540 chili di rifiuti speciali non pericolosi minerali provenienti dall'impianto Area srl».

Lara Loreti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione Pisa