Sicurezza
«Ci sono i presupposti per regolarizzare il contratto d’affitto»
PISA. L’avvocato Davide Ghelardi, difensore della famiglia Selmi, propone un diverso punto di vista sulla vicenda della villetta (nella foto) di San Piero a Grado, in cui vivono i suoi assistiti: «A...
PISA. L’avvocato Davide Ghelardi, difensore della famiglia Selmi, propone un diverso punto di vista sulla vicenda della villetta (nella foto) di San Piero a Grado, in cui vivono i suoi assistiti: «A fronte degli accordi intercorsi e del pagamento dei canoni pattuiti, il signor Selmi aveva diritto di continuare a condurre l’immobile e di vedere regolarizzato il contratto di locazione e poiché per la sua famiglia lasciare l’immobile in cui ormai si era installata avrebbe costituito un gravissimo disagio».
Lo scrive in una nota dopo la pubblicazione dell’articolo di martedì scorso, in cui abbiamo raccontato la vicenda. In sintesi, i Selmi (cinque persone secondo l’avvocato, sei secondo i Beconcini proprietari dell’immobile) sono entrati in casa a luglio del 2014 e non sono più andati via, a fronte di un pagamento di 2.000 euro secondo i Selmi (1.500 secondo i Beconcini). A parte i dettagli sui numeri – che comunque sono importanti – la vera questione è che nella querela per truffa depositata in procura dai Beconcini, si parla di locazione iniziale di 15 giorni per un periodo di vacanze, poi prorogata una volta sola per un altro mese.
Mentre nella risposta dell’avvocato Ghelardi, la ricostruzione è la seguente: «Carlo Selmi, dopo aver visto un annuncio pubblicato su internet, contattò la proprietaria, Laura Beconcini e concordò con essa di prendere in locazione l’immobile, per un periodo di quattro anni rinnovabili, al canone mensile di 500 euro».
E gli accordi sarebbero stati i seguenti: «La proprietaria chiese che per i primi due mesi, il canone fosse elevato a 2.000 euro e pose come condizione che, sino al mese di settembre, venisse instaurato un rapporto locativo “di fatto”, vale a dire senza contratto e senza dichiarazione fiscale del canone. Il contratto sarebbe stato poi sottoscritto nel mese di settembre».
Su un punto le due versioni coincidono: «Arrivati alla fine del mese di luglio, i signori Beconcini comunicarono ai Selmi di non essere più d’accordo ad affittargli l’immobile e gli chiesero di andarsene». E a questo punto i proprietari insistono per la liberazione della villetta, mentre il legale degli occupanti ritiene che, «a mio avviso, la dichiarazione di comodato sottoscritta dalla Beconcini costituiva un atto simulato». Pertanto Selmi, «sebbene non fosse stato formalizzato, aveva diritto di far valere il contratto di locazione in virtù di quanto stabilito dall’art. 13, comma 5 L. 431/1998»: questo prevede in determinati casi che «il conduttore può chiedere l’accertamento dell’esistenza del contratto di locazione, domandando che lo stesso venga ricondotto alla durata minima di quattro anni».
La questione va ancora avanti, a fronte del rifiuto da parte di Selmi di rilasciare l’immobile. Iniziano querele incrociate tra le famiglie e tra le altre cose, «Selmi nega recisamente di aver utilizzato forniture intestate al defunto Carlo Beconcini, avendo fatto volturare tutte le utenze a proprio nome»:ciò è vero dal 26 novembre, giorno della voltura; ma fino a quel momento le utenze erano intestate al padre dei Beconcini, morto a marzo.
È in corso anche una battaglia legale sui contratti: luce, gas e acqua sono stati staccati e riallacciati più volte, a nome sia dei Beconcini che dei Selmi.
Gianluca Campanella
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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