Sicurezza
Morì a 13 anni, la prescrizione arriverà prima della sentenza
Pisa, il decesso nel 2008 dopo un lunghissimo coma per un malore in piscina: udienza a febbraio 2016, ma il reato si cancella a novembre
PISA. Non è stato sentito neanche un teste e il processo per la morte, dopo quasi due anni di coma, di un bimbo di 13 anni si avvia spedito su quel binario morto della giustizia chiamato prescrizione. È la storia Yassine Lechhb, tunisino, che il 9 luglio 2006 nelle stesse ore in cui l’Italia festeggiava la vittoria degli azzurri ai mondiali di calcio a Berlino, era in un lettino della rianimazione al Santa Chiara. Nel pomeriggio aveva rischiato di annegare nella piscina del parco termale di Uliveto. Le lesioni al cervello furono gravissime. E in quel limbo dove si resta vivi, ma in uno stato vegetale, il ragazzino era rimasto per quasi due anni. Poi nel maggio 2008 il suo calvario ebbe fine. Aveva 13 anni.
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Al procedimento penale si è aggiunta una causa civile da un milione di euro nei confronti della società di gestione della piscina in cui Yassine entrò per passare una domenica in svago e uscì in coma su una barella. Mercoledì 25 nella seconda udienza del processo per omicidio colposo, pm Flavia Alemi, a carico di due bagnini (Gabriele Amato, 26 anni e Marco Fagiolini, 33 anni, entrambi di Vicopisano) e della cugina (Afaf Fatmi, 31 anni, di Cascina) della vittima, il giudice Pietro Murano ha accolto le eccezioni dei difensori (avvocati Annalisa Cedolini e Stefano Tovani) di uno degli imputati che il 9 luglio era ancora minorenne. Amato sarebbe diventato maggiorenne il 26 settembre e nei suoi confronti il giudice ha trasmesso gli atti alla Procura del Tribunale per i Minorenni. Mentre per gli altri due imputati Fagiolini (avvocati Lara Battaglia e Enrico Pappalardo) e Fatmi (Gabriele Dell’Unto), l’udienza è stata aggiornata al 10 febbraio 2016 con la prescrizione del reato a novembre di quest’anno.
I genitori del piccolo Yassine Lechhb, che all’epoca dei fatti viveva a Pisa, hanno intrapreso anche una battaglia civile contro la società di gestione della piscina nel parco termale. Tutelati dall'avvocato Massimo Parenti, i familiari hanno chiesto un milione di euro di risarcimento danni per aver fatto entrare da solo un bimbo di età inferiore ai 14 anni. Yassine venne visto galleggiare nella piscina a pancia in giù. Fu una bambina a chiamarlo per giocare rendendosi subito conto che l'amichetto non rispondeva. Il bimbo venne anche soccorso da una dottoressa del Santa Chiara di Pisa in attesa dell'arrivo dell'ambulanza. Da quel giorno e per due anni, medici e familiari hanno sperato in un miracolo che non c’è stato. Vissuto nella terra di mezzo del coma, Yassine morì nel 2008. Con il decesso ci fu l'accelerazione dell'inchiesta conclusa con i tre rinvii a giudizio. Ma la prescrizione arriverà a cancellare un processo appena iniziato e, di fatto, già finito.
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