Sicurezza
Comune alla ditta: sigillare i contenitori
Per Palazzo Gambacorti i recipienti vanno chiusi al centro cottura. Consigliate visite oculistiche a cuoche e sporzionatrici
PISA. Una ricognizione sulle procedure che vanno dalla preparazione del pasto al piatto servito sulla tavola del refettorio.
È in questi passaggi che prende forma, tra dolo o incidente casuale, l’inconviente diventato seriale del frammento estraneo finito nelle pietanze.
La Elior Ristorazione gestisce il servizio mensa di 180 Comuni. «Ci hanno detto che negli altri posti non hanno la frequenza dei casi che avvengono da noi» precisa l’assessore alla Pubblica Istruzione, Marilò Chiofalo.
Al di là dell’applicazione del contratto di servizio, e per alcuni episodi è scattata la penale a carico della ditta, il confronto si è fatto più assiduo in questi giorni alla luce del ripetersi di imprevisti nelle mense scolastiche.
Come contributo per rivedere le fasi di lavorazione e consegna dei pasti, la dirigente Laura Nassi ha suggerito una modifica nelle procedure e un consiglio per il personale.
«Abbiamo detto alla ditta di sottoporre cuoche e sporzionatrici a visite oculistiche» è la raccomandazione di Palazzo Gambacorti ai vertici della Elior.
Una svista ci può stare e il pezzo di plastica della confezione rischia di atterrare nella scodella.
Il cambiamento nel modo di lavorare riguarda la sigillatura immediata già al centro cottura di Ospedaletto dei contenitori con i piatti preparati. Ora il sistema funziona in questo modo.
Le cuoche del centro Elior preparano i menu. Gli utenti potenziali sono 3.500, ma i pasti giornalieri in media sono 2.800. L’ufficio scuola indica in linea di massima quali sono i ragazzi a mensa e il centro cottura prepara di conseguenza. «Quello che non viene consumato lo diamo alla Caritas, non si spreca niente» sottolinea la dirigente Nassi.
Una volta pronti, i piatti vengono messi nei contenitori che sono chiusi, ma non sigillati.
Questo significa che possono essere aperti, manomessi e poi richiusi senza lasciare segni. I contenitori vengono trasportati nelle scuole dove si passa alla fase della sporzionatura.
Le pietanze vengono messe nei piatti e servite a tavola. In tutta questa filiera, dall’errore umano alla volontà di “inquinare” il pasto, tutto può succedere. Se, però, i contenitori venissero sigillati nel centro cottura come chiede il Comune, i passaggi a seguire verrebbero messi in sicurezza. Azzerando le occasioni di “sabotaggio”.(p.b.)
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