Il Tirreno

Pisa

Non ci sono colpevoli per la morte di Sara

di Pietro Barghigiani

Assolti i due medici del pronto soccorso di Locri accusati di omicidio colposo La madre: «Grande delusione, ora spero solo che ci sia una giustizia divina»

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PISA. Un finale annunciato, ma che non era ancora stato scritto. L’epilogo è arrivato nel tardo pomeriggio di ieri con la sentenza di assoluzione pronunciata dal giudice monocratico del Tribunale di Locri che ha concluso senza colpevoli il processo per la morte di Sara Sarti, 4 anni, di Vecchiano, scomparsa nell’agosto 2009 a Locri dove si trovava in vacanza dai nonni materni.

Assolti. Sono stati assolti Antonio Muscari e Vincenzo Speranza, i due medici, del pronto soccorso dell’ospedale della Locride. Nel maggio 2014 era stata assolta anche la pediatra dello stesso nosocomio, Maria Teresa Sabatino.

«Sono delusa». Caterina Nicita, mamma di Sara, non coltivava grandi convincimenti su un esito diverso dall’assoluzione. È sempre stata critica per la gestione di un processo dove, a suo dire, la Procura ha trattato i genitori della piccola più da imputati che come parti offese.

«Sono delusa – commenta a caldo –. Speravo che almeno il giudice conducesse il procedimento in un altro modo. Aspetteremo le motivazioni e poi valuteremo il ricorso con il nostro avvocato. È un esito doloroso e sconfortante. Spero solo che ci sia una giustizia divina che intervenga dove è mancata quella terrena. È l’unica consolazione che ho per andare avanti».

Il malore. La bimba stava trascorrendo un periodo di vacanza a Casignana, paese della Locride di cui è originaria la madre. A causa di forti dolori addominali, i nonni, che avevano in custodia Sara, la portarono in ospedale.

Le visite. I due sanitari assolti ieri dall’accusa di omicidio colposo effettuarono un primo controllo sulla bambina disponendo la visita specialistica nel reparto di pediatria che fu eseguita da Maria Teresa Sabatino. Venne dimessa e il giorno dopo morì.

Nel maggio 2014 la pediatra, per la quale era stato chiesto il processo, fu assolta in abbreviato.

Lo sfogo. Caterina affida al “Tirreno” lo sconforto per un processo che ha avvilito i genitori della piccola vittima.

«Mai avremmo pensato che la Procura deputata a rappresentare l'accusa e comunque la persona offesa e danneggiata dal reato, ci trattasse peggio dei delinquenti – afferma –. Chi ha assistito ai processi ne è testimone ed è rimasto esterrefatto. Siamo stati sottoposti non a una semplice testimonianza ma addirittura sembrava che il pm ci avesse scambiato di ruolo, quasi a qualificarci come imputati e non nel ruolo di testimone dell'accusa e di teste della parte civile, nonché di genitori che hanno perso una figlia. Gli avvocati degli imputati hanno avuto più rispetto per la nostra posizione, hanno avuto umiltà e considerazione».

Appello inutile. «Mi ero affidata al giudice affinché facesse giustizia, ma mi sono sbagliata» conclude Caterina.

A 5 anni e 7 mesi dalla tragedia, ai genitori Alessandro a Caterina l’inchiesta ha consegnato una verità giudiziaria: non ci sono state negligenze nelle visite di emergenza e nella valutazione clinica della piccina poi deceduta per choc settico a poche ore dalle dimissioni.

Un verdetto assolutorio che diventa uno schiaffo per Alessandro e Caterina, privati del loro angelo e della possibilità di conoscere chi ne aveva provocato la morte per superficialità e cialtroneria. Una tragica congiuntura del destino secondo il Tribunale che per i genitori era e resta malasanità.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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