Italia
La tragedia di Sara: chiesta l’assoluzione per i due medici
La piccola di quattro anni morì nel 2009 dopo un malore a Locri. I genitori: «La Procura ci ha trattato come fossimo imputati»
VECCHIANO. Una duplice richiesta di assoluzione per non avere commesso il fatto è stata avanzata dal pubblico ministero nei confronti dei due medici sotto processo per la morte della piccola Sara Sarti.
La bimba, di 4 anni, residente a Vecchiano, morì per choc settico il 25 agosto 2009 dopo un ricovero d’urgenza all’ospedale di Locri dove si trovava in vacanza dai nonni.
Il processo, travagliato nei tempi e doloroso per la sorte della giovane vittima, si trascina da anni con il capo di imputazione per omicidio colposo che pende sulla testa di due medici del pronto soccorso calabrese, Antonio Muscari e Vincenzo Speranza.
Le visite. I due sanitari effettuarono la prima visita sulla bambina disponendo la visita specialistica nel reparto di pediatria che fu eseguita da Maria Teresa Sabatino. Nel maggio 2014 la pediatra fu assolta in abbreviato dalla stessa accusa. La vicenda processuale, tra richieste di archiviazioni e imputazioni coatte, ha amareggiato i genitori della piccola, Alessandro Sarti e Caterina Nicita e vede all’orizzonte la prescrizione del reato (febbraio 2017).
«Giustizia? Utopia». «La tragedia che ci ha colpito non si è consumata solo col funerale, ma ha continuato a logorarci e a dilapidarci – si sfoga la mamma –. Sì perché oltre al costo morale si è aggiunto anche quello economico. Cosa un genitore si aspettava dallo Stato? Giustizia! Una grande parola che impera nei Tribunali, ma per noi è stata solo utopia». Caterina è avvilita anche per come è stata gestita, a suo dire, la pubblica accusa.
«Mai avremmo pensato che la Procura deputata a rappresentare l'accusa e comunque la persona offesa e danneggiata dal reato, ci trattasse peggio dei delinquenti – aggiunge –. Chi ha assistito ai processi ne è testimone ed è rimasto esterrefatto. Siamo stati sottoposti non a una semplice testimonianza ma addirittura sembrava che il pm ci avesse scambiato di ruolo, quasi a qualificarci come imputati e non nel ruolo di testimone dell'accusa e di teste della parte civile, nonché di genitori che hanno perso una figlia. Gli avvocati degli imputati hanno avuto più rispetto per la nostra posizione, hanno avuto umiltà e considerazione».
«Non ci hanno ascoltati». Secondo i genitori le perizie presentate dai loro consulenti, «in cui si spiegavano le vere cause del decesso di Sara con trattati scientifici incontestabili» sono state rigettate dalla Procura. Per i genitori la ricostruzione dei fatti sviluppata dall’accusa è sommaria perché «non si chiede come mai il dottor Muscari alle 22 della fatidica serata di agosto del 2009 fosse contemporaneamente impegnato a visitare un giovane giunto in pronto soccorso con una trauma al polso destro (e quindi incapace di sottoscrivere il referto di ingresso) nonché a visitare una donna che presentava delle patologie gravi, mentre i nonni della piccola Sara asseriscono con fermezza che all'ingresso del pronto soccorso non ci fosse proprio nessuno se non i due medici imputati».
Appello al giudice. L’appello di Alessandro a Caterina è rivolto al giudice «affinché eserciti il suo ruolo e che la scritta “la legge è uguale per tutti” che campeggia nelle aule dei tribunali prenda corpo e consistenza per noi anime perdute e si affianchi alla giustizia divina, scevra da condizionamenti e interessi». Martedì 24 marzo è prevista la lettura della sentenza. Un verdetto per affermare se Sara è morta per negligenza medica o se la sua fine è destinata a restare nel limbo della fatalità dove tutto può succedere e nessuno deve pagare.
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