Il Tirreno

Pisa

Il commento

La dignità non si può svendere

Antonio Scuglia

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PISA. Via Vitale, via Braglia, ora via Pillon e via Morrone. Il Pisa di quest’anno più che una squadra di calcio sembra uno stradario. Christian Amoroso si ritrova fra le mani una patata bollente, e i pisani hanno un preciso dovere: aiutarlo. In questa squadra c’è un altro pisano, che ci sta mettendo la faccia e anche il cuore: Andrea Arrighini, che così come Caponi, che giochi bene o male, non esce mai dal campo senza avere spremuto l’ultima goccia di sudore o senza aver morso le caviglie degli avversari.

Un po’ di sano furore agonistico è esattamente quello che è mancato alla squadra quest’anno, provocando prima l’esonero di Braglia e poi la fuga di Pillon, brava persona troppo impressionata dal nervosismo dell’ambiente.

Nel Pisa 2014-15 tutti volevano far bene, nessuno ha tirato indietro la gamba, nessuno si è comportato in modo irrispettoso. Ma i giocatori non sono riusciti a fare una squadra. Non hanno retto la pressione delle aspettative, non hanno alzato la voce quando hanno avuto l’impressione che gli allenamenti fossero troppo leggeri, non hanno reagito con altrettanta cattiveria alle ruvidezze degli avversari. E così siamo arrivati all’ultima drammatica settimana e a una contestazione che ha portato molto spavento.

E infine a una doppia fuga. E’ comprensibile quella del nuovo allenatore che non ha voglia di prendersi i fischi per errori pregressi e altrui, e preferisce lasciare i soldi sul piatto («Ha preso solo gli otto giorni che ha lavorato», spiega il Ds Tomei). Lo è molto meno quella del capitano Stefano Morrone, che ha giocato in altri ambienti caldi ma probabilmente ha valutato senza la necessaria lucidità la situazione ambientale. E il fatto che - mentre gli altri giocatori che volevano andare via sono stati convinti da Tomei a restare e a metterci l’anima - sia proprio il capitano l’unico a non aver accettato il dialogo con la società, mandando invece la classica lettera dell’avvocato, è emblematico di cosa sia mancato quest’anno al Pisa. Il giocatore aveva tutte le capacità e il tempo di rifarsi ,invece ha mollato: peccato.

E ora? Ora ci sono un futuro a breve termine e uno a lungo termine. Dato che siamo in piena emergenza, per il secondo, ovvero capire cosa succederà dopo giugno, vale la massima dell’economista inglese John Maynard Keynes: è inutile fare analisi di lungo periodo, perché nel lungo periodo saremo tutti morti. Nel breve periodo invece c’è da difendere sul campo l’onore di una città. Per questo, Christian Amoroso - tifoso pisano, ottima persona e tecnico promettente - e quelli che ora sono i “suoi ragazzi” vanno aiutati. Senza se e senza ma.
 

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