Il Tirreno

Pisa

GENERAZIONE CHE REGALA UNA SPERANZA

di DAVIDE GUADAGNI

di DAVIDE GUADAGNI C’è una nuova generazione di pisani che esclude che sia un lavorone, se ne frega se è un momentaccio e pensa che senza lilleri si può lallerare lo stesso. Giovani che riescono a...

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di DAVIDE GUADAGNI

C’è una nuova generazione di pisani che esclude che sia un lavorone, se ne frega se è un momentaccio e pensa che senza lilleri si può lallerare lo stesso. Giovani che riescono a fare (bene) quel che gli piace e a regalarci cose bellissime. Questa settimana ce ne ha presentato un campionario davvero invidiabile che dà gioia e speranza.

Avreste mai pensato voi che, di giovedì sera, un “Concerto d’inverno” che propone Beethoven, Tchaikowsky, Brahams, Dvorák riuscisse a far traboccare di pubblico la grande sala della Leopolda? Quando ho contato quelle cinquecento e passa persone che ascoltavano estasiate i giovani musicisti dell’università non ci potevo credere. Chi tiene in pugno la bacchetta e la situazione è il direttore Manfred Giampietro (trentenne talentuoso compositore di musica per il cinema ed altro) che, dopo averla fondata quattro anni fa, ha portato l’orchestra a livelli impensabili.

In contemporanea all’Isola Verde - pure gremita - veniva presentato il secondo film di Roan Johnson: “Fino a qui tutto bene” storia lieve ed emblematica di un gruppo di studenti che percorre e sovrasta una città scintillante (Pisa è compresa e resa come mai prima), non rinuncia all’illusione, non si arrende e, quando la barca rimane senza benzina, rema. Un’opera che è essa stessa la rappresentazione che si può. Accanto al regista, la sua compagna Ottavia, splendida sceneggiatrice, attori pisani di talento insospettabile, una gran fotografia, gli Zen Circus, ma soprattutto i Gatti mézzi che hanno il merito “storico” di aver sdoganato e svecchiato il vernacolo pisano e che accompagnano le immagini con una colonna sonora davvero splendida. Il film, uscito in Italia in 80 sale, ha un destino internazionale e qui sarà divertente capire come saranno tradotte certe perle come: “Torna’ a casa di mi’ pa’ e mi’ ma’ gonfio di cecìna”.

Come se non bastasse si è aperta ieri la mostra di Isabella Staino, giovane pittrice di gran talento e pisana di adozione che di questa città ha già frequentato, nel corso del tempo, alcuni dei principali simboli: il Verdi, il Rossi, il Don Bosco e Antonio Tabucchi. Stavolta ha riempito di piccole minuzie e grandi tele sognanti l’Sms. Un’emozione dietro l’altra, di sala in sala, anche negli anfratti più nascosti.

Ecco, la Pisa di questi nuovi pisani sembra prepararsi a diventare una cosa così.

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