Il Tirreno

Pisa

“The Magdalene”, rock made in Pisa

di Rebecca Pardi

Dopo l’esordio, sabato replica alla libreria Feltrinelli, con un concerto che spazia dall’indie al grunge

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PISA. La band pisana “ The Magdalene”, dopo la presentazione del primo cd completo a febbraio, è pronta ad affrontare il grande pubblico questo sabato replicando l’appuntamento presso il cortiletto della libreria Feltrinelli alle 17.30 con il suo ultimo album “ Uccidere la noia”. I dischi saranno disponibili, in vendita presso la libreria ad un prezzo davvero speciale. “The Magdalene” è un gruppo eterogeneo geograficamente e per sensibilità artistica, composto dai pisani Massimiliano Magni, voce e chitarra; Giuseppe Tarascone, batteria; Cristina Del Gaudio, basso e dal viareggino, Luca Barreca, chitarra elettrica. Il gruppo, costituisce una delle band emergenti più significative ed interessanti del panorama musicale attuale. Nel maggio 2013 dal plettro di Massimiliano Magni e dalle bacchette di Giuseppe Tarascone nasce l’idea di musicare i testi accumulati sui taccuini e di dare così forma alla parola scritta. Nel giugno 2013 entra a far parte della band la bassista Cristina Del Gaudio che trova in quel sound deciso il punto di partenza per una produzione ricca e variegata. Con la new entry Luca Barreca nel novembre 2013 si ottiene la formazione definitiva e una fusione perfetta tra i membri del gruppo.

I riferimenti musicali del quartetto spaziano infatti dall’indie rock, post-rock, stoner-rock, per finire al grunge e all’alternative rock, sapientemente dosati da atmosfere gotico-romantiche venate di elettrica “psichedelia”. Il risultato finale è una sperimentazione e una ricerca artistica tutt’altro che confusa o scontata; nei tasselli di vita raccontati nelle loro canzoni emergono, infatti, disperatamente la precarietà, l’isolamento, l’emarginazione, l’aggressività, l’insensatezza della quotidianità nella nostra società. Fuori dalle logiche del consumismo estremo, dalla mercificazione delle anime e dal feticismo capitalistico, i personaggi dei loro brani scivolano nel delirio di una coscienza offuscata dal male di vivere; mentre la voce, assai originale del vocalist, l’io narrante, a tratti strascicata, a tratti potentemente graffiante, evoca scenari apocalittici e immagini di estreme sofferenze da infliggersi o infliggere agli altri, dove l’unico strumento di affermazione dell’individuo in una realtà votata al non senso e all’omologazione e dove anche il dolore rimane sospeso in un limbo in attesa di essere scatenato.

Gli strumenti, basso, chitarra e batteria, sono un omaggio all’essenzialità del rock primitivo, accompagnati dalla frenesia e dal contrappunto. I pezzi del primo Ep “Un fatale errore” sono molto intensi; il vigore e la versatilità delle chitarre si esprimono al massimo nei riff lenti della “Ballatona” rock di Alice, genere Metallica, per intenderci, e nella convulsione spasmodica de “L’ubriaco”. Piccola perla è il brano di chiusura, “Un fatale errore”, emblematico manifesto di tutti i dimenticati del pianeta o aspiranti tali dove il suono della chitarra, ipnoticamente distorto, lancinante fino allo stremo, rappresenta una sorta di guida serratissima fino all’epilogo conclusivo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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