Il dolore
«Ho subito pensato a un manichino»
La testimonianza del gestore del rimessaggio che ha dato l’allarme ai carabinieri
PISA. «Quando l’ho visto la prima impressione è stata quella di avere davanti un manichino».
Il gestore del rimessaggio Arnovecchio, «per favore niente nomi», è stato il primo a imbattersi nel cadavere mescolato allo sporco di fiume tra tronchi e ramaglie.
«Ero sul pontile a una distanza di 3-4 metri nell’area del Marina Verde – prosegue –. Saranno state circa le 10. Ho visto dei jeans galleggiare in mezzo al legname, quello che la corrente trasporta fino al mare. Lì per lì ho pensato a un manichino. Mi sono avvicinato, insieme a un mio collaboratore, e abbiamo realizzato che era un cadavere».
Sono stati chiamati i carabinieri che hanno poi dato il via agli interventi di vigili del fuoco e medico legale per un primo esame della salma dopo il recupero dal fiume. Dall’esterno non sono emersi segni di violenza, ma le condizioni del cadavere non erano ottimali per una diagnosi immediata.
«Non ho avuto modo di vedere bene il corpo – prosegue il gestore del rimessaggio –. La testa era sott’acqua. Emergeva solo la schiena. Non so da quanto tempo era in Arno. Si era incastrato nel canneto mescolandosi al legname che di solito finisce nel fiume».
Se, come ipotizzano gli investigatori, quel corpo appartiene a una marocchina residente nel Fiorentino, il cadavere è rimasto in acqua per almeno una settimana. Un corpo in balìa delle correnti che ne accelerano o ne rallentano il percorso verso il mare.
«Può essere che prima di finire a Marina quella donna sia rimasta impigliata nel canneto di San Rossore – conclude il testimone –. Se un corpo finisce lì dentro ci può restare per giorni. Dipende dalle correnti».(p.b.)
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