Sicurezza
In cella da innocente: fa causa allo Stato e ottiene l’indennizzo
Giovane passò 3 mesi in carcere e altrettanti ai domiciliari.
Assolto dall’accusa di stupro, il ministero gli dà 39.000 euro
PISA. Si è fatto tre mesi in carcere e altrettanti agli arresti domiciliari con accuse infamanti: violenza sessuale e sequestro di persona.
Lo accusava una giovane con cui aveva avuto una storia poi finita male. Solo che al momento del processo, un brasiliano di 34 anni, residente a Livorno, era stato assolto con formula piena. Anzi, il Tribunale aveva inviato gli atti alla Procura per valutare l’ipotesi di reato di calunnia a carico di quella che era stata l’accusatrice del suo ex.
Incassata l’assoluzione, il sudamericano, assistito dal suo legale, l’avvocato Marco Meoli, ha fatto causa per ingiusta detenzione ottenendo dalla Corte d’Appello di Firenze 39.000 euro di indennizzo come riparazione del torto subìto. Soldi che il ministero di Grazia e Giustizia ha già versato.
Il giovane fu assolto nel febbraio 2013 perché il fatto non sussiste da tutti e cinque i capi di imputazione per i quali era finito sul banco degli imputati: violenza sessuale, sequestro di persona, violazione di domicilio, lesioni personali e minacce. A metterlo nei guai era stata una ragazza, all'epoca sedicenne - siamo nel 2009 - figlia di una badante in servizio in una famiglia di Pisa.
Lui aveva sempre detto che fra loro c'era stato un flirt, lei aveva negato che fossero stati fidanzatini sottolineando abusi e botte. La ragazzina denunciò di essere stata in più occasioni violentata, sequestrata, picchiata e minacciata: se si fosse opposta a queste violenze, lui avrebbe fatto del male ai suoi cari, alla madre e alla sorellina di sette anni. Tre mesi in carcere e tre ai domiciliari per quelle accuse, arrivate alla fine di un legame sentimentale durato poco ed esauritosi come tante storie tra giovani fidanzati.
Travolto dalle accuse di mamma e figlia, da indagato fu costretto a difendersi dalle dichiarazioni che lo spedirono in cella. La minorenne disse di essere stata brutalmente abusata più volte dal giovane, un connazionale conosciuto nell'ambito della comunità brasiliana e che all'epoca aveva 27 anni. Raccontò la brasiliana che il giovane si sarebbe anche introdotto con la forza in casa della ragazza, che viveva con la madre, badante di una signora pisana, minacciando tutte e due.
Più volte l'avrebbe picchiata, tanto che una volta fu medicata in ospedale per ferite guaribili in dieci giorni. Altre volte il giovane le avrebbe detto che, se non avesse acconsentito ad avere ancora rapporti con lui, avrebbe fatto del male alla madre e alla sorella all’epoca di sette anni. Lui si era sempre difeso dicendo che con quella ragazzina si era fidanzato e che la denuncia era arrivata solo dopo che l'aveva lasciata. Sorpreso dalla reazione, non sapeva darsi pace.
Tra le tante prove presentate agli inquirenti aveva mostrato poi alcuni sms romantici e inconfutabili che i due si mandavano, nei quali lei lo chiamava “amore”. Un castello di accuse franato nel dibattimento in aula. Dopo l’assoluzione ora arriva anche l’indennizzo per una privazione della libertà ritenuta illegittima.
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