Il Tirreno

Pisa

il deputato: unità nel partito. Attacco a sel

Bersani al circolo Pisanova «Confronto dentro il Pd»

di Carlo Venturini

PISA. «E’ un vero peccato che qui a Pisa Sel sia uscita dalla maggioranza». Lo ha detto l’on. Pierluigi Bersani mentre stava entrando, accompagnato dal deputato Paolo Fontanelli, nella sala...

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PISA. «E’ un vero peccato che qui a Pisa Sel sia uscita dalla maggioranza». Lo ha detto l’on. Pierluigi Bersani mentre stava entrando, accompagnato dal deputato Paolo Fontanelli, nella sala gremita dell’Arci di Pisanova. In prima fila, per l’incontro tra Bersani, il segretario provinciale del Pd Francesco Nocchi e quello regionale Dario Parrini, c’era l’on. Maria Chiara Carrozza, il renziano Antonio Mazzeo, il neo assessore Andrea Ferrante (ex segretario cittadino del Pd). Tutti insieme appassionatamente - renziani e sinistra del Pd - ma se il titolo dell’incontro era “Un partito unito per il riscatto del Paese”, Bersani ha scaldato i cuori della platea quando ha detto: “Io non vado a prendere i voti degli altri, del centrodestra, lasciando i miei voti, i miei elettori, quelli che ci sono sempre stati nella buona e nella cattiva sorte».

Bersani ha alzato la voce e lo ha fatto anche a Pisanova. «Sì è vero - dice l’ex segretario nazionale del Pd - ho alzato la voce, ma lo si deve fare quando vediamo che il partito va in una direzione sbagliata e quindi bisogna dire “stop”, fermiamoci, confrontiamoci tenendo tutti i due piedi dentro al Pd». Fermarsi per capire quale direzione prendere, secondo Bersani, è fare una scelta netta: se il partito e il governo debbano andare verso un sistema economico statunitense oppure alla tedesca. «Noi siamo sempre stati un Paese manifatturiero come la Germania e l’Olanda e ben venga il contratto integrativo fatto dai tedeschi per gli operai della Ducati perché la nuova società vi investirà 11 milioni di euro, ha fatto accordi con gli istituti tecnici della zona per stage e preparazioni ad hoc e tutto è stato fatto senza un giorno di sciopero e con il consenso dei sindacati». E proprio sulla concertazione governo-sindacati, Bersani si fa molto critico con il pacchetto normativo contenuto nel Jobs act e dichiara: «C’è poco spazio per la concertazione e c’è un passaggio del Jobs act dove di parla esplicitamente di licenziamenti disciplinari cioè si può essere licenziati perché si arriva cinque minuti in ritardo al lavoro un po’ come se avessi dato un pugno al capo dell’azienda». Secondo il deputato, inoltre, non basta il Jobs act e non basta l’iniezione di liquidità immessa dalla Banca centrale europea perché questa mini-ripresa economica si traduca in nuovi posti di lavoro. «Servono meccanismi di intervento pubblico adottando le strategie per le ristrutturazioni in edilizia anche in altri settori».

Dario Parrini, dal canto suo, ha ribadito la necessità di confronti interni al Pd, ma è pur vero che la passione politica e partitica non deve valicare alcuni limiti. «A volte penso che usiamo più energie per confrontarci e scaldarci tra noi piuttosto che guardare ai partiti che sono a caccia di consensi a suon di populismo».

Nocchi gli fa eco e sottolinea: «Capita che la normale dialettica, da proficua opportunità di confronto, anche quando i toni si alzano, diventi l’occasione di aspre contese che allontanano il clima di serenità necessario, dando vita a tutta una serie di contrapposizioni che tendono a svilire iscritti ed elettori, a dare un’immagine del partito in preda alle correnti, ad una eterna litigiosità tra componenti. Questo dà l’impressione di una lontananza dalle questioni principali del Paese, dai problemi e dalle necessità che interessano i cittadini».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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