Bankitalia chiude la sede pisana
Il taglio inserito nel piano di riorganizzazione. Protesta dei sindacati
PISA. Nel 2009 fu la volta di Massa, Lucca e Pistoia: adesso Banca d’Italia si appresta a chiudere in Toscana anche le filiali di Siena, Pisa e Grosseto. I 45 dipendenti qui impiegati, fra cassieri, funzionari e dirigenti, dovrebbero essere tutti trasferiti forzosamente nelle filiali di Firenze, Livorno e Arezzo, le uniche destinate a rimanere ancora aperte sull’intero territorio regionale. A stabilirlo è il nuovo piano di riorganizzazione interna all'istituto, presentato due settimane alle organizzazioni sindacali. La dismissione delle filiali dovrebbe avvenire entro il 2018. «Banca d’Italia – attacca il segretario regionale di Fisac-Cgil, Paolo Cecchi – da una parte aumenta gli utili, arrivati nel 2013 a superare quota 3 miliardi di euro, in crescita del 21% rispetto all’esercizio finanziario 2012, e dall’altra, per tutta risposta, pensa bene di dar vita a un piano draconiano di ristrutturazione della propria presenza sul territorio».
Contro il progetto di chiusura delle filiali, e il relativo trasferimento dei lavoratori, due giorni fa è andato in scena un primo sciopero dei dipendenti toscani dell’istituto nazionale di credito: l’adesione registrata, secondo i sindacati, è stata in tutte e sei le filiali interessate dall’agitazione, superiore all’80%. Per lunedì 23 marzo, è fissata la replica, con una nuova astensione programmata di 8 ore dal lavoro di tutti i dipendenti toscani di Bankitalia: «La chiusura delle sedi territoriali – aggiunge Cecchi – è si pagata dai lavoratori, costretti a trasferimenti anche di 200 chilometri, ma anche dai territori che le ospitano».
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