Sicurezza
I Cobas alla giunta «Dirigenti tutelati e precari a casa»
PISA. «Dirigenti strategici, tutti gli altri lavoratori no». Questa la logica che secondo i Cobas il Comune di Pisa persegue per il lavoratori delle società partecipate. «Dalla fine del 2013 – si...
PISA. «Dirigenti strategici, tutti gli altri lavoratori no». Questa la logica che secondo i Cobas il Comune di Pisa persegue per il lavoratori delle società partecipate.
«Dalla fine del 2013 – si legge in una nota del sindacato di base -, il Comune ha dato il via alla liquidazione di Ecofor service e Valdarno, società partecipate che impiegano direttamente quasi 80 lavoratori, più del doppio se si considerano anche quelli in appalto. Se la questione di diritti e delle tutele del lavoro, ma anche delle certezze e della stabilità occupazionale, fossero stati al centro dell'interesse politico dell'amministrazione Filippeschi – continuano i Cobas -, questi processi avrebbero potuto contribuire a superare ed eliminare non solo le forme di precarietà, ma anche la “babele” contrattuale e retributiva presente nelle società partecipate». Processo che invece, secondo il sindacato, non è avvenuto producendo «stabilità per i dirigenti e precarietà per i lavoratori».
«Basta leggere i contenuti dell'atto di indirizzo 146 dell'ottobre 2014 della giunta comunale in materia di personale delle società partecipate – proseguono i Cobas -. Dal provvedimento traspaiono superficialità ed improvvisazione. Il Comune tende a preoccuparsi in via prioritaria dei suoi equilibri finanziari in materia di costi del personale, probabilmente per non essere riuscito a ridurre realmente i costi del proprio pesante apparato dirigenziale e di vertice. Con l'atto adottato dal Comune si dismettono infatti le quote azionarie delle società senza un progetto organico di gestione dei servizi pubblici che indichi quali sono le attività da svolgere con personale comunale, quelli da erogare attraverso le proprie partecipate e con il sistema degli appalti; si aggirano gli obblighi previsti dalla legge di stabilità del 2014 e quindi per i lavoratori delle società dismesse non c'è la certezza di transitare per mobilità in altre partecipate del Comune. Di fatto (è il caso della Sepi spa e della Sepi service srl) si determina un quadro di assunzioni a tempo indeterminato e stabili per attività ritenute strategiche, mentre per le attività operative si ricorre all’“outsourcing” (esternalizzazioni) che significa precarietà e rapporti di lavoro atipici. Il risultato? Dirigenti stabili e ben remunerati, funzioni operative sottopagate e precari a casa». (d.r.)
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