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Abusivi: confronto sindaco-prefetto sul web

Abusivi: confronto sindaco-prefetto sul web

Filippeschi: «Intervenire con durezza». Visconti: «Parcheggi al coperto per controlli più efficaci»

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PISA. Il sindaco: «Molto bene, i reati devono essere perseguiti con tutta la fermezza necessaria». Il prefetto: «Non rimarremo indifferenti, ma la sicurezza è ormai partecipata». Il dialogo tra istituzioni ha come oggetto il recente fermo, con conseguente espulsione, del senegalese già ribattezzato “il cassiere” dei parcheggiatori abusivi nella zona dell’ospedale di Cisanello. La particolarità è che questo scambio di opinioni non è avvenuto a Palazzo Gambacorti, sede del Comune, oppure a Palazzo Medici, sede della prefettura. Sia il sindaco Marco Filippeschi che il prefetto Attilio Visconti hanno deciso di parlarsi attraverso Facebook. Prima il post del primo cittadino. Poi, in mezzo ad altri interventi di cittadini, quello del rappresentante del governo sul territorio.

Il sindaco. Ha cominciato Filippeschi scrivendo: «Molto bene! Il fenomeno affligge tanti cittadini: dev’essere sradicato (a Pisa come in altre città e presso altri ospedali) e riusciremo a farlo. Serve un'organizzazione sempre migliore dei parcheggi, che limiti le possibilità degli abusivi, e servono azioni di polizia per far valere la legge, perché chi fa pressione fisica sui cittadini, soprattutto sulle persone meno difese e più esposte (o danneggia le auto) compie reati - compiuti da vere e proprie organizzazioni gerarchiche, per niente spontanee, con tanto di vedette e di cassieri... - che devono essere prevenuti e perseguiti con tutta la fermezza necessaria».

Il prefetto. Il messaggio del sindaco, con l'appello ad usare «tutta la fermezza necessaria», è stato presto raccolto dal prefetto. Che ha utilizzato lo stesso social, segno evidente dei tempi che cambiano (a tutti i livelli). «Non rimarremo indifferenti al problema - ha “postato” Visconti -. Lo affronteremo immediatamente e in tutta la sua complessità con il contributo di tutti gli enti e le parti coinvolte. Saranno intensificati i controlli e le azioni di contrasto ma è anche maturo il tempo di accettare - purtroppo- che le cose sono radicalmente cambiate e qualsiasi investimento si faccia non può più prescindere da un progetto e da un notevole impegno di spesa per la sicurezza anche a costo di sacrificare qualcosa».

La proposta. Dal prefetto arriva un'indicazione precisa sul lavoro che dovrà essere svolto, su come in particolare mettere i parcheggi nelle condizioni migliori per essere contratti. «I mega parcheggi all'aperto e incustoditi, non recintati, senza rigorosi controlli all'accesso e durante le soste senza il supporto di una capillare videosorveglianza gestita dallo stesso ente in stretto contatto con le sale operative delle forze di polizia, sono oramai luoghi dove far crescere in dismisura il senso di insicurezza dei cittadini», dice Visconti. Per questo, aggiunge, «i nuovi investimenti pubblici e privati devono prevedere parcheggi sotterranei custoditi e questo vale per gli ospedali centri commerciali, ecc. come per le città. Per quelli oramai esistenti (di cui si auspica il graduale ma rapido superamento) occorre avviare con ogni forma di contributo efficaci riattamenti che ne garantiscono l'accesso solo agli utenti». «Credo si possa fare tantissimo nel settore - conclude il prefetto - e anche rapidamente: l'importante è iniziare. La sicurezza è oramai partecipata e se non lo diventa anche nei fatti la sola azione delle forze di polizia, alle quali deve essere sempre detto grazie per tutto quello che riescono a fare con forze sempre più insufficienti, non risolverà certo il problema».

I fatti. Il fermo e l'espulsione del “cassiere” dei parcheggiatori abusivi di Cisanello, ovvero Mor Gadiaga, 43 anni, senegalese, era avvenuto venerdì scorso al termine di un blitz condotto da polizia, carabinieri, guardia di finanza e polizia municipale.

La loro attenzione si era presto spostata su un personaggio che si atteggiava da leader del gruppo di senegalesi che gravita nella zona di Cisanello. Quando le forze dell’ordine lo hanno fermato, in un marsupio Gadiaga aveva circa 3000 euro in contanti. Alla richiesta di giustificazioni da parte dei poliziotti, il senegalese «ha spontaneamente ammesso di raccogliere soldi da altri soggetti appartenenti alla propria comunità in forma fiduciaria» spiegano in questura. A quel punto, verificata l’irregolarità del “cassiere” senegalese in Italia, e considerata la dubbia liceità dell’attività svolta, la polizia lo ha accompagnato all'Ufficio immigrazione della Questura. Il prefetto ha emesso il decreto di espulsione e, contestualmente, il questore ne ha disposto l’accompagnamento al Cie di Bari, in attesa del rimpatrio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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