Sicurezza
«Volgarità nel rito dei 100 giorni»
Gli strali di un professore dopo l’assalto alle ragazze in piazza dei Miracoli
PISA. «La filosofia del badalì non paga…».
Inizia con questa frase eloquente il critico intervento scritto dal professore di storia e filosofia, Lamberto Giannini, di Livorno, dopo il caso delle quattro studentesse aggredite lunedì mattina al raduno dei 100 giorni all’esame di maturità che si accende ogni anno in Piazza dei Miracoli. Aggredite, palpeggiate e derubate di due cellulari da una trentina di ragazzi che le hanno travolte e spinte a terra dietro al Battistero.
«Quando mi esposi in maniera forte contro i cento giorni dall'esame – scrive il professore del liceo labronico Enriques – venni tacciato da conservatore, repressore, molti presidi intervistati dicevano che esageravo, un rito divertente e accettabile, sostenevano. Mi domando da educatore come è possibile lasciare i ragazzi a rendere rito il niente, ovvero una piazza vuota, senza un evento, senza un contenimento, dove la logica del dominio maschile si mostra in tutta la sua volgarità, toccare 100 volte il culo, e vedere che gli adulti non svolgono il loro ruolo di argine di fronte a questo scadimento ferisce».
«I ragazzi – continua Giannini – devono trasgredire, ma l'adulto deve essere argine e aiutare ad evitare il niente. Non mi piace dire avevo ragione, ma ho avvertito i miei alunni e le mie alunne delle molestie sessuali che tutti gli anni i fatti di cronaca riportano legati ai cento giorni e purtroppo in questa occasione abbiamo avuto un episodio ancora più grave di due ragazze che hanno rischiato la violenza (più tutte quelle non denunciate)».
«L'adulto – conclude il docente – serve anche per proteggere e sono felice di essere stato il repressore che ha evitato di mettere i propri alunni in difficoltà emotiva ed onestamente credo anche di aver svolto un ruolo educativo perché ho la percezione che sia stato compreso il messaggio e non soltanto si è accettata un'imposizione, ma abbiamo fatto una discussione preventiva che spero abbia aiutato, e sinceramente al di là della mia provocazione reprimere non serve, ma contenere sì, occorre dare significato e valore alla scuola, altrimenti perdiamo tutti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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