Sicurezza
Schiavitù, suocero-padrone sotto processo
L’imputato in Corte d’Assise dopo le accuse della nuora (anche di lesioni) non ancora maggiorenne
PISA. Giudizio immediato per il quarantenne arrestato a dicembre dalla polizia con l’accusa di riduzione in schiavitù ai danni della nuora non ancora maggiorenne.
Lo ha deciso il pm della direzione distrettuale antimafia di Firenze, Angela Pietroiusti. E lo ha fatto saltando l’udienza davanti al gup per aver ritenuto fondata l’evidenza delle prove a carico del suocero-padrone che comparirà in Corte d’Assise a Pisa il 14 maggio.
L’uomo, difeso dall’avvocato Marco Meoli, è ancora in carcere dopo che il Tribunale del Riesame ha respinto l’istanza di scarcerazione presentata dal suo legale. La presunta vittima della storia, moglie del figlio dell’imputato, è stata sentita nel corso dell’incidente probatorio chiesto dalla Procura e ha confermato le accuse contro il suocero. Una sottomissione severa e prolungata nel tempo che per l'accusa si è trasformata nel reato di riduzione in schiavitù di una minorenne.
La vicenda è ambientata al campo rom di Coltano. La gravità del reato ha spostato per competenza il fascicolo negli uffici giudiziari del capoluogo alla Dda. Contano molto nella ricostruzione dei fatti le usanze rom che, tuttavia, nella prospettiva degli investigatori, non possono giustificare violazioni della legge.
La "schiava bambina" si è sposata da minorenne con il figlio, anche lui sotto i 18 anni, dell'arrestato. Il periodo delle angherie messe in fila in dettagliati rapporti agli atti dell'inchiesta condotta dalla squadra mobile risale all'estate 2013. La nuora, stando alla Procura, era utilizzata come una domestica, per usare un eufemismo, a tutte le ore del giorno. Non solo. Per l’accusa veniva anche picchiata - agli atti ci sono segni di percosse - quando non si preoccupava della famiglia, soprattutto quella del suocero a cui doveva rendere servigi senza protestare.
I fatti, per ambientazione e contesto in cui si muovono i protagonisti, ricordano quelli della sposa bambina che nell'ottobre 2010 portò all'arresto di sei persone, parenti dello sposo, anch'egli minorenne (in appello ci sono state cinque condanne, di cui tre donne per concorso in violenza sessuale).
Lo scenario ricalca in fotocopia riti e gerarchie che fanno parte del modo di vivere dell'etnia Rom. Se e quanto questi comportamenti possono degenerare in un reato (da 8 a 20 anni con l'aumento di un terzo se la parte offesa è un minore) sarà la Corte d’Assise a stabilirlo.
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