Il Tirreno

Pisa

«Fai troppo rumore» e gli rompe lo zigomo con due cazzotti

Pietro Barghigiani
L'ingresso del pronto soccorso di Cisanello e Davide Tria
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L'ingresso del pronto soccorso di Cisanello e Davide Tria

Pisa: cameriere stava spostando la moto di un collega in centro. «Assalito da padre e figlio: è stato il minore a picchiarmi»

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PISA. Aggredito e preso a pugni per una moto ritenuta un po’ troppo rumorosa. Un assalto brutale che ha spedito all’ospedale con uno zigomo fratturato in più punti un dipendente del ristorante e cocktail bar “Mani'omio” in piazza Sant’Omobono.

La vittima del pestaggio - segnalato da un lettore attraverso la nostra pagina Facebook - , banale per le origini e da sala operatoria per le conseguenze, è Davide Tria, 33 anni, originario di Taranto e da anni residente a Pisa. Dall’aprile 2014 lavora come preparatore di sala nel locale a due passi da piazza delle Vettovaglie, uno dei centri nevralgici della movida. Ma stavolta l’episodio di cronaca è avvenuto fuori dal contesto degli eccessi studenteschi alimentati dall’alcol.

L’aggressore, stando al racconto di Tria, è un minorenne, spalleggiato dal padre. I due, compresa la gravità dell’azione, si sono poi dileguati senza attendere l’arrivo delle forze dell’ordine. Il cameriere è ricoverato da domenica sera in attesa di essere sottoposto a un intervento maxillo-facciale per ricomporre la frattura scomposta della zigomo destro con interessamento orbitale.

La cronaca dell’agguato a sangue freddo è ambientata nella piazzetta dove si trova “Mani’omio” e qualche metro più in là in direzione di una pizzeria. È domenica sera e le 23 sono passate da una manciata di minuti. Steso sul lettino del reparto di chirurgia d’urgenza è lo stesso Tria a raccontare la sua disavventura. Ancora non si capacita di come sia stato possibile ritrovarsi in una situazione del genere. «Avevo finito il mio turno e stavo ai tavoli, fuori, a giocare con il cellulare – spiega –. A un certo punto vedo un paio di persone, uno sulla cinquantina e un ragazzo minorenne, che girano intorno alla moto del cuoco, una Kawasaki, parcheggiata davanti al locale. Dato che in passato era successo di gente che si era seduta sopra, sono andato dal cuoco e gli ho chiesto le chiavi per spostare la Kawasaki».

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Quando Tria è uscito i due che stavano curiosando intorno alla moto erano appena entrati in un kebab lì vicino. «Sono salito e ho girato la chiave per accendere – prosegue il dipendente –. Ho dato gas un paio di volte per riscaldare il motore. A un certo punto uno dei due che prima giravano intorno alla moto è uscito dal kebab e mi ha detto “Ci stai disturbando”. Io gli ho risposto e me ne sono andato. Avrò fatto al massimo dieci metri, giusto lo spazio per sistemare meglio la Kawasaki. Questo tizio mi ha seguito iniziando a urlarmi contro. Avevo le mani occupate su freno e frizione. Lui mi urlava sul viso. Era il minorenne. Avrà avuto 15-16 anni. Era ben vestito, indossava un Moncler. Mi gridava: “Non ti devi permettere di insultare mio padre”. Avevo il casco jet e continuavo a tenere le mani sul manubrio. Dal niente mi sono arrivati due pugni in faccia. Due colpi secchi. Ho visto uno schizzo di sangue finire contro la visiera del casco. Sono rimasto in piedi, intontito e sotto choc, e il ragazzo ha preso le chiavi della moto per poi gettarle lontano».

L’uno-due del ragazzo non ha steso Tria, anche se la velocità dell’assalto, accompagnato alla violenza del gesto, ha neutralizzato qualunque reazione possibile del 33enne. «Non contenti – continua Tria – il padre si è avvicinato urlandomi a sua volta “sei tu che hai aggredito mio figlio? Come ti permetti, è minorenne”. Abbiamo avuto una breve discussione. Lui sosteneva di avere ragione, ma invece di aspettare i carabinieri è sparito insieme al figlio». Tria è andato al pronto soccorso. Dove gli esami radiologici lo hanno ricoverato.

«Ho avuto anche alcuni punti di sutura sulla guancia – conclude –. E dovranno pure operarmi». Tutto per un paio di sgassate della moto non gradite.

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