Il Tirreno

Pisa

Confermate le licenze ai locali estivi sull’Arno

di Gianluca Campanella
Confermate le licenze ai locali estivi sull’Arno

La Provincia ha esaminato le vicende degli sversamenti scoperti dalla Forestale «Rispetto alle nostre competenze non sussistono motivi per una revoca»

3 MINUTI DI LETTURA





PISA. La Provincia non revoca le concessioni delle spiaggette “Argini e margini” in lungarno Galilei e “Arno vivo” in lungarno Buozzi che scadranno nel 2016. La decisione è stata presta in questi giorni dopo un attento esame della vicenda: si ricordi che a settembre 2014 il Corpo forestale dello Stato aveva effettuato un doppio sequestro nelle due aree di intrattenimento estivo e aveva trovato che le cisterne per la raccolta delle acque reflue disperdevano liquami nel terreno. I sequestri sono avvenuti dopo la chiusura stagionale dei due locali e quindi la programmazione degli eventi non ne ha risentito. Adesso la Provincia si è posta il problema di come comportarsi per il futuro, visto che alcuni cittadini avevano chiesto di non dare per scontate le concessioni: «Sarà il caso di ridiscutere l’assicurato sostegno di Provincia e Comune che, da anni, garantiscono il loro patrocinio all’iniziativa, persino brindando all’apertura di stagione», scriveva il comitato “la Cittadella”.

Va detto che le sponde del fiume sono del Demanio idrico e che spetta alla Provincia amministrarle con apposito regolamento (l’ultima revisione è del 15 dicembre 2011). E così l’ente di piazza Vittorio, «in riferimento alle concessioni rilasciate alla Cooperativa Flu per lo svolgimento di attività produttiva su aree di demanio idrico (riva sinistra dell’Arno in lungarno Galilei e riva destra in lungarno Buozzi) comunica che sono tuttora in vigore e che andranno in scadenza nel corso del 2016», si legge in una nota della Provincia. Il motivo è tutto tecnico: «Al momento attuale non sussistono motivi, rispetto alle competenze provinciali, per revocare le concessione in atto per l’utilizzazione degli spazi». Il che significa: gli atti sono stati inviati in procura e per ora non si sa se per l’inquinamento provocato ci sia stato dolo, colpa, semplice questione amministrativa o totale estraneità del concessionario; fin quando la questione non sarà chiarita, la Provincia non interviene. La nota, anzi, indica esplicitamente di rivolgersi altrove: «Le irregolarità rilevate non attengono alle competenze della Provincia e riguardano l’attività svolta in questi luoghi». In pratica, se ne occupino la magistratura o gli uffici comunali per le attività produttive. La conclusione: «Quindi non sussistono ad oggi motivi per la revoca delle concessioni provinciali in atto per l’utilizzazione dei suoli»; se la situazione cambia «sarà premura della Provincia adottare gli atti che saranno ritenuti necessari e rispettosi della legge e delle concessioni».

In realtà la partita non è mai stata solo tecnica; le revoche sono previste all’articolo 19 del Regolamento per la gestione del Demanio idrico, che dice: «Le concessioni sono sempre revocabili, unilateralmente da parte dell’amministrazione, per la sopravvenuta incompatibilità con l’interesse pubblico». E siccome è un fatto incontestabile che il terreno sia stato inquinato, la decisione su come comportarsi può rimandare anche ad una volontà politica e questo potrebbe aprire il varco a critiche rispetto alla definizione di interesse pubblico. Lo stesso discorso vale per l’articolo 20, sulla decadenza, applicabile quando gli impianti di raccolta acque non rispettano sia le prescrizioni della concessione (comma 2) che una buona manutenzione del bene concesso (comma 3).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa