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Il Jobs Act diventa realtà, ma ancora divide

Il Jobs Act diventa realtà, ma ancora divide

Nocchi (segretario Pd): creerà le condizioni per la ripresa. L’on. Damiano: estendere le tutele

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PISA. «Non sarà il Jobs Act a produrre occupazione, ma creerà sicuramente le condizioni per la ripresa». Con queste parole Francesco Nocchi, segretario provinciale Pd, ha commentato l’entrata in vigore dei primi decreti attuativi della riforma del lavoro. Nella sala del consiglio provinciale si è svolto un dibattito proprio su questo testo di legge, alla presenza di Nocchi, Cesare Damiano (deputato Pd e presidente della commissione Lavoro della Camera dei Deputati) e Michele Passarelli, responsabile provinciale Pd economia e impresa. I primi due decreti attuativi sono stati pubblicati ieri sulla Gazzetta Ufficiale e riguardano i nuovi assunti. Le novità principali riguardano l’entrata in vigore del contratto a tutele crescenti, la riforma degli ammortizzatori sociali e la rottamazione definitiva dell’articolo 18.

«Il Jobs Act punta ad una progressiva unificazione dei diritti e delle garanzie del lavoratori, individuando tutele di base che oggi molti lavoratori non hanno: maternità, malattia, salario minimo per chi non è compreso dal contratto collettivo nazionale - afferma Nocchi -. Ciò è possibile grazie all’introduzione del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e alla costruzione di un sistema di ammortizzatori sociali di tipo universalistico».

Se Nocchi giudica positivamente la filosofia della riforma del lavoro, boccia il mancato confronto con i sindacati. «Una delle questioni che ha generato in me più perplessità. Due grandi organizzazioni sindacali come Cgil e Uil hanno portato in piazza migliaia di persone. Il Pd deve prima di tutto ascoltare e rispettare le domande che provengono dalle piazze: lo dico pur non condividendo alcune richieste avanzate durante le manifestazioni. Sbagliata l’impostazione del confronto con i sindacati: la contrapposizione netta ha ideologizzato il dibattito e ha fatto perdere il senso generale del provvedimento. Il Pd deve spingere per la ripresa di un dialogo sociale, che anche a livello locale ha sempre dato i suoi frutti».

Cesare Damiano dice di non condividere il nuovo impianto del mercato del lavoro. «Se fossi stato ministro avrei impostato diversamente le cose. D’altra parte il Pd è un partito pluralista ed è giusto che sia così - afferma -. Le aziende hanno atteso l’entrata del contratto a tutele crescenti perché è estremamente conveniente sotto il profilo dei costi e della normativa sui licenziamenti». Secondo Damiano ci sarà un boom di assunzioni nel 2015, ma ciò non sarà sufficiente se non si produrrà un risultato stabile per l’occupazione. «Chiediamo a Renzi di rendere stabile l’incentivo per il contratto a tutele crescenti oltre le sole assunzioni del 2015 e di garantire adeguate tutele in caso di disoccupazione anche dal 2017 in poi». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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