Sicurezza
Così la difesa ha demolito il superteste
Nell’incidente probatorio le incertezze di Gozi su orari e auto nella notte del presunto avvistamento di Logli in via Gigli
PISA. Non vogliono commentare e rimandano a un comunicato o a una conferenza stampa da tenere in settimana quello che hanno da dire su un caso giudiziario che, al momento, li ha visti uscire vincitori. Più degli avvocati Roberto Cavani e Saverio Sergiampietri ha vinto il loro cliente, Antonio Logli, 52 anni, elettricista della Geste di San Giuliano Terme. «Siamo soddisfatti, ma è bene far passare qualche giorno prima di dire qualcosa – afferma Cavani –. Dobbiamo concordare eventuale uscite con il nostro assistito». Stop.
Richiesta accolta. Quella sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste accoglie in pieno le richieste fatte dal collegio difensivo al termine dell’intervento in udienza camerale davanti al gup Laghezza. La pietra angolare della strategia dei legali di Logli è stato l’incidente probatorio cui venne sottoposto Loris Gozi, il superteste, nell’aprile 2013. Le dichiarazioni, rese di fronte al gip e pm, presente l’avvocato Cavani e lo stesso Logli, si trasformarono in prove. Con il senno di poi, vista la sentenza di proscioglimento, quella testimonianza non è stata ritenuta credibile. Di sicuro non abbastanza da giustificare un rinvio a giudizio. E allora rivediamoli i punti della difesa attraverso i quali è stata smontata la versione del superteste.
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Le incongruenze di Gozi. Orari e modello di auto sbagliati. Dichiarazioni rese davanti a carabinieri e magistrato che vengono corrette in sede di incidente probatorio davanti al gip. E poi l'effettiva capacità, in una notte con foschia, di vedere e, soprattutto, riconoscere i volti delle persone a distanza di sessanta-settanta metri in una strada buia. Le contestazioni.
Gozi sosteneva di aver visto Logli in auto a mezzanotte e mezzo in via Gigli. Mentre Antonio aveva sempre detto di essere andato a letto a mezzanotte (anche se alle 00,17 telefona a Sara) e di essersi svegliato alle 6,45 senza Roberta nel letto. E dopo una ventina di minuti di averlo visto anche litigare una donna («sono sicuro all'80 per cento») prima di farla salire in auto a forza. Il legale dell'imputato, in sede di incidente probatorio, aveva ribattuto alle affermazioni del teste.
La vista. Per il difensore dell'imputato, che aveva prodotto un certificato medico, Gozi ha un'acutezza visiva di otto decimi a entrambi gli occhi. Ma Gozi aveva replicato nel controesame: «Non sono miope e non porto gli occhiali». Quelle dell'avvocato Cavani sono state contestazioni che, nell'ottica difensiva, avevano in dubbio la versione del teste che fece mettere a verbale di non aver detto tutto e subito perché non voleva avere a che fare con i carabinieri. Decise poi di parlare nell'ottobre 2012 e proprio su quelle dichiarazioni la difesa di Logli aveva obiettato circa la fondatezza della ricostruzione alla base della richiesta di rinvio a giudizio.
Due versioni sugli orari. In quell'occasione Gozi verbalizzò la seguente dichiarazione: «Nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 credo fossero intorno le una e 15 circa, a bordo della mia Fiat Punto rientravo con mia moglie presso la mia abitazione». Contestazione di Cavani: «Poco fa alla specifica domanda del pubblico ministero lei ha detto che era mezzanotte e mezzo quando è andato a prendere la moglie e circa 10 minuti ha fatto rientro perché la distanza era breve». E ancora rivolto a Gozi: «Quindi conferma che lei ha dichiarato ai carabinieri di essere passato (in via Gigli, ndr) intorno all'una, una e 10?». Gozi: «No, io sono passato di lì... avrò sbagliato, avranno sbagliato i carabinieri come per dire...». Il giudice sottolinea: «Effettivamente poiché in altri momenti ha dichiarato circostanze diverse riguardo all'orario, diverse rispetto a quelle che ha indicato adesso la difesa sta cercando di capire, e noi cerchiamo di capire. Lei è passato a mezzanotte e mezzo o verso l'una la prima volta?» Gozi: «La prima volta a mezzanotte e mezzo».
L'auto diversa. Il teste aveva detto di aver visto Logli alle 00,30 sulla sua Ford Escort Station Wagon in via Gigli rivolto verso il passaggio a livello. Poi di averlo visto intorno alle una su una Citroën C3 in attesa di una donna arrivata dai campi con cui ha iniziato a litigare con lei che chiedeva aiuto. L'avvocato torna alla carica. «Contesto queste dichiarazioni. Gozi disse ai carabinieri e poi al pm di aver visto la prima volta un uomo alla guida di una Citroën». Nell'ultima versione, invece, il primo presunto incontro è quello su una Ford Escort. Così Gozi spiega il motivo del cambio di dichiarazioni: «Non me la sentivo di accusare il signore (Logli, ndr). Io con le forze dell'ordine non ho mai avuto un gran rapporto. Però ormai è venuta fuori e bisogna dire la verità. Mi assumo la mia responsabilità di quel giorno che ho sbagliato con il dottore (il pm, ndr) perché non ho detto la verità».
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