Il dolore
Neonato morto, a processo la madre e due ostetriche
Il parto in casa finì in tragedia, nei guai anche le due professioniste pisane che assistettero la donna. Il legale della madre: «La mia assistita è innocente»
PISA. Un neonato muore a quattro giorni dal parto, avvenuto tra le mura di casa. E a processo, un anno e mezzo dopo la tragedia, finisce la madre. Una storia dolorosa, quella che vede finire sul banco degli imputati una donna già provata dal dolore immenso della perdita di un figlio. Con lei, a giudizio finiscono anche le due ostetriche libere professioniste che l’avevano assistita in quel giorno tragico nella sua abitazione di Camaiore.
Nell’udienza preliminare in tribunale a Lucca, infatti, il giudice Silvia Mugnaini ha accolto la richiesta del pubblico ministero Antonio Mariotti. Rinviando a giudizio con l’accusa di omicidio colposo Sonia Lombardi, la madre del piccolo deceduto all’ospedale Santa Chiara di Pisa, e le due ostetriche Sofia Donalisio, residente a Pisa, e Polina Zlotnik, residente a Cascina (Pisa).
La tragedia risale all’ottobre 2013. La famiglia ha già un figlio, nato anche lui con parto domiciliare, senza alcun tipo di intoppo. I due genitori, perciò, decidono di ripetere l’esperienza anche con il secondo figlio in arrivo, avvalendosi di due ostetriche private, come si dice in gergo. La legge italiana, infatti, consente a un’ostetrica di lavorare in proprio, mentre nega l’attività libero professionale alle ostetriche dipendenti dell’Asl.
Quando arriva il momento, perciò, la donna è nella propria casa con il marito e con l’assistenza delle due professioniste. Qualcosa, però, va storto: nell’inchiesta si parlerà di un problema respiratorio. La situazione si fa drammatica e viene richiesto l’intervento del 118. Immediata la corsa al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale Versilia, dove il neonato viene stabilizzato e intubato. Per poi deciderne il trasferimento all’ospedale Santa Chiara di Pisa, che è il centro di riferimento per questi casi. Il piccolo viene ricoverato nella terapia intensiva neonatale dell’ospedale. Ma a quattro giorni dal ricovero, purtroppo, il suo cuoricino smette di battere.
Le due Procure di Pisa e di Lucca aprono un fascicolo sulla vicenda. Fin da subito gli inquirenti pongono l’attenzione sulla madre e sulle due ostetriche. La tempestività e la modalità dei soccorsi, infatti, fanno ritenere agli inquirenti che in questa parte del dramma le procedure seguite siano state corrette. I dubbi - sempre secondo gli inquirenti - sono relativi soprattutto al momento del parto, e alle complicazioni sorte. Al termine delle indagini, nell’udienza del gennaio scorso il pm Mariotti chiede il rinvio a giudizio delle tre donne. Che è stato deciso ieri 6 marzo dal gup.
Quanto all’avvocato Gabriele Parrini, legale della madre de piccolo, si dice dispiaciuto per la decisione del giudice dell’udienza preliminare, ma allo stesso tempo «fiducioso nel fatto che nel dibattimento si chiarirà la posizione della mia assistita, e la sua assoluta estraneità alle accuse». Parrini è sicuro che questa storia dolorosa debba concludersi con l’assoluzione della donna. La difesa, infatti, ha fatto e farà ancora presente che il bambino aveva sì avuto qualche piccolo problema prima della nascita, ma che lo stesso era stato dichiarato superato dai medici dopo una serie di esami di controllo svolti sul feto. E la consulenza tecnica del pm Mariotti - sostiene la difesa - ha dimostrato che non c’è collegamento tra il decesso del bambino e queste problematiche riscontrate prima della nascita. Di conseguenza, è la conclusione, la madre non ha compiuto una scelta avventata decidendo per il parto domiciliare.
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