Attenzione
Emorragie digestive, 500 casi l’anno
Ecco come funziona il percorso d’urgenza attivato a Cisanello
PISA. L’emorragia è improvvisa. Un fiotto di sangue che esce dalla bocca e coglie di sorpresa. A volte, il campanello d’allarme è subdolo quando le feci appaiono nere o fortemente colorate di sangue rosso vivo. Sono circa 500 i pazienti che, ogni anno, in tali condizioni ed in diversa situazione di gravità, si presentano alle strutture sanitarie d’urgenza.
Si tratta di emorragie digestive acute – spiega Marco Bertini, responsabile della sezione di endoscopia digestiva dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana – per le quali i pazienti, in base alla gravità della situazione ed ai servizi sanitari attivi in quel momento, possono rivolgersi al medico di famiglia, guardia medica, 118, pronto soccorso. Tramite tali servizi, ricevono le prime cure e vengono avviati, in condizione protetta, alle strutture di riferimento.
La patologia emorragica – sono sue parole - non ha una familiarità precisa, ma solamente una ricorrenza familiare indiretta in alcuni casi: i pazienti, che sono sottoposti a terapie potenzialmente gastrolesive per malattie a ricorrenza familiare(ad esempio i soggetti trattati con fans per patologie reumatologiche), possono presentare un’emorragia digestiva al pari di altri congiunti. Si tratta, però, d’un legame indiretto e non condizionato dalla genetica familiare.
L’area pisana – precisa Bertini - ha da tempo un percorso attivo nell’arco delle 24 ore: il paziente emorragico viene preso in cura dal primo livello di servizi territoriali ed avviato alla struttura ospedaliera. La prima accoglienza è al pronto soccorso dove il paziente, collocato nell'apposita shock room, viene sottoposto a manovre di stabilizzazione. Poi vengono effettuate varie procedure diagnostiche, emotrasfusioni ed accertamenti ematochimici. Le principali procedure diagnostiche radiologiche vengono garantite dai radiolologi del Dea (Dipartimento di emergenza ed accettazione) i quali garantiscono tutte le possibilità a partire dalla radiologia di base, passando attraverso l’ecografia, per giungere alla Tac nelle sue varie forme ed alla Rmn. Nel caso in cui il paziente necessiti di manovre rianimatorie intervengono gli anestesisti della II Rianimazione, presenti anche nelle fasi successive.
Nel momento in cui il malato è stabilizzato, intervengono gli endoscopisti del servizio di reperibilità endoscopica i quali assicurano l’intervento nell’arco delle 24 ore in ogni giorno dell’anno, con la disponibilità di 15 medici e 12 infermieri professionali di varie unità operative. La destinazione dipende molto dalla trasportabilità: i pazienti critici vengono trattati presso la sala dedicata dell’edificio 31, mentre gli altri raggiungono il servizio endoscopico.
Il servizio endoscopico garantisce tutte le tecniche di emostasi endoscopica con una particolare attenzione al trattamento delle emorragie da rottura di varici esofago gastriche, patologia questa che interessa i pazienti affetti da cirrosi epatica.
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