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Pisa

il retroscena

Tutti i dubbi sulla scissione di Monasterio da Creas-Ifc

La vicenda Ifc va letta insieme a quella della Ftgm, Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, perché i due enti sono il risultato della scissione nel 2007 dell’allora Creas-Ifc

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PISA. La vicenda Ifc va letta insieme a quella della Ftgm, Fondazione Toscana Gabriele Monasterio, perché i due enti sono il risultato della scissione nel 2007 dell’allora Creas-Ifc; e perché in quella divisione tra parte clinica e ricerca si sono verificati ritardi e problemi ingigantiti negli anni. Alla costituzione di Ftgm, cofondata dalla Regione Toscana, l’intento era farne un’azienda sanitaria ospedaliero-Cnr (caso unico nel panorama nazionale) parificata alle altre aziende cui si ispira: l’Aoup, per esempio, dove però il partner è l’Università di Pisa. Ifc aveva la ricerca e l’accesso alla clinica; in cambio dava gli strumenti per l’accesso dei pazienti alle cure mediche comprese nel sistema sanitario regionale.

Nel 2008 erano 66 le unità di personale del Cnr in attività alla Ftgm. Presto ci si rese conto delle difficoltà normative e fu necessario riscrivere le convenzioni tra Regione e Cnr. Tanto che nell’agosto 2011 a 15 persone fu proposto il tempo pieno ospedaliero in Fondazione con ruoli di comando, ma 9 rifiutarono; tra i no c’erano anche quelli di Clara Carpeggiani, Paolo Marraccini e Maria Aurora Morales. Tra i sì Renato Prediletto e Giorgio Iervasi, attuale direttore di Ifc.

Con l’eccezione di quest’ultimo, i quattro compariranno nel novembre 2013 come autori di un articolo scientifico: lo vediamo dopo. Intanto va spiegato che i rifiuti erano dovuti all’impossibilità di fare ricerca con il tempo pieno; e così, chi ha detto no allora, oggi non ha più accesso all’attività clinica. Questa è una contraddizione rispetto alle finalità per cui era nata la Monasterio; e l’allora presidente del Cnr, Francesco Profumo, la evidenziò nell’autunno 2011 poco prima di diventare ministro del governo Monti. L’attuale presidente del Cnr, Luigi Nicolais, sull’argomento non si è pronunciato.

A fine 2013 compare un articolo scientifico dell’editore anglosassone Plos One, firmato dai quattro prima citati più Patrizia Landi (tecnico del Cnr) ed Eugenio Picano, allora direttore di Ifc quasi alla fine del suo mandato. La pubblicazione documenta un «uso inappropriato» degli strumenti in Ftgm, dove si eseguono esami inutili che aumentano il rischio cancro. Il presidente di Ftgm Ferruccio Fazio scrive ai presidenti della Regione Enrico Rossi e del Cnr Nicolais, annunciando indagini interne. Ma subito disconosce i risultati dell’articolo elencando una serie di incongruenze. Prediletto a quel punto chiede il ritiro della firma. Dopo il ricorso a un arbitro, Plos One assicura il rigore scientifico del testo e non lo modifica. Non si conoscono reazioni né di Nicolais, né di Rossi. Ma Luciano Ciucci, direttore di Ftgm nominato da Rossi sentito Nicolais, ha intrapreso un percorso legale contro l’editore, perché lo studio espone «l’istituto a un potenziale rischio di contenziosi non solo contro i pazienti, ma anche contro le autorità sanitarie della Regione». (g.c.)

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